“Vedo uno spiraglio di luce in questa tragica vicenda: quanto accaduto questa mattina è un passo verso la ricerca della verità; per gli aspetti tecnici e legati alla colpevolezza ci sono persone competenti per le valutazioni, sono qui compiaciuto per un senso di umanità e per il riconoscimento della responsabilità, il resto pesa come un macigno”. Così Giovanni Esposito, fratello di Monica, la donna deceduto dopo settimane di logorante agonia in seguito all’attentato del 16 maggio scorso nel cuore di Modena. L’autore del  gesto, Salim El Koudri,  sarà processato in quanto i disagi psichici a carico dell’accusato non sono così determinanti in merito a quanto accaduto, non c’è un nesso causale tra la patologia e quanto compiuto dal 31 enne, quindi non è venuta meno la capacità di intendere e di volere. Dopo l’udienza di questa mattina, la Procura è chiamata a formulare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di El Koudri, su cui pendono le accuse inerenti al reato di strage, alle lesioni personali e al possesso di arma atta ad offendere (coltello). Le conclusioni formulate dal collegio peritale lasciano poco spazio alle interpretazioni: responsabilità certa ed innegabile. In attesa di nuovi sviluppi, quanto esternato dai consulenti in sede di esame psichiatrico rimane significativo. Questione di coscienza