L’Associazione Culturale
FORUM U.T.E.
di Sassuolo informa che per le rassegne di visite
Grandi Mostre e Tesori del Veneto
sono aperte le prenotazioni per la gita di
SABATO 20 FEBBRAIO 2016
a
P A D O V A
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P A R T E N Z E
da Sassuolo, piazzale Risorgimento, ORE 7.30
da Modena, piazzale della Motorizzazione Civile, ORE 7.45
°PROGRAMMA°
arrivo a Padova verso le 10.30 e tempo libero per una visita devozionale alla Basilica del Santo
o per una passeggiata nel centro storico e un caffè al famoso
C A F F È P E D R O C C H I
i l c a f f è s e n z a p o r t e
Lo Stabilimento Pedrocchi nacque nel 1831 dall’incontro di due grandi talenti: quello imprenditoriale di Antonio Pedrocchi e quello architettonico di Giuseppe Jappelli. Il primo riuscì in pochi anni a trasformare la piccola bottega del caffè lasciatagli in eredità dal padre in un edificio neoclassico ora famoso in tutto il mondo. Il secondo concentrò tutta la sua esperienza e creatività nell’ideazione e nella realizzazione di un concentrato di ardimenti aristici e influssi massonici di eccezionale originalità. Antonio Pedrocchi fece fortuna con la torrefazione del caffè e decise poi di investire i suoi guadagni nell’ambizioso progetto dell’amico architetto. Tuttavia volle suddividere il suo stabilimento in due zone ben distinte: il Caffè, aperto ventiquattrore al giorno, e per questo detto appunto “il caffè senza porte”, pronto ad ospitare chiunque, dal viandante affaticato all’uomo d’affari di passaggio; e il Ridotto, riservato alla crème della società padovana, luogo di feste, balli, ma anche di riunioni massoniche, di incontri d’affari; uno spazio per trattative commerciali esclusivo, regale, nel cuore del centro cittadino. Nel 1842 le sale del piano nobile erano ultimate e si pensò bene di inaugurarle con il IV Congresso degli Scienziati Italiani: era un avvenimento importantissimo, che poneva le basi per l’unità culturale della penisola mentre ancora si combatteva per quella politica. L’affresco della Sala Greca si stava ancora asciugando, quello sul soffitto della Sala Rinascimentale era in via di ultimazione, ma le splendide decorazioni volute da Jappelli erano già tutte presenti ed offrivano uno spettacolo incredibile agli occhi degli scienziati accorsi al congresso. Fu l’ultima grande opera del geniale artista veneziano, che trovò la morte l’otto maggio 1852. Il 22 gennaio dello stesso anno era spirato Antonio Pedrocchi il quale, nella volontà di affidare a persona di fiducia il suo Caffè, aveva adottato Domenico Cappellato, figlio del suo fedele garzone Giambattista. Quest’ultimo fu attento custode dell’eredità del padre putativo, nonostante cedesse la gestione a terzi. Poco prima di morire Domenico Cappellato decise di lasciare in dono lo Stabilimento ai “concittadini, rappresentati dal Comune di Padova”. Ma non era certo sua intenzione lasciare che il Caffè diventasse un monumento da mettere sotto teca, anzi, il testamento recita: «obbligo solenne e imperativo […] di conservare in perpetuo, oltre la proprietà, l’uso dello Stabilimento, come trovasi attualmente, cercando di promuovere e sviluppare tutti quei miglioramenti che verranno portati dal progresso dei tempi, mettendolo a livello di questi e nulla trascurando, onde nel suo genere possa mantenere il primato in Italia»
alle ore 12 visita guidata alla sede della prestigiosa Università di Padova
P A L A Z Z O B O
c o n l ‘ a l a r a z i o n a l i s t a d i G i o P o n t i
r e c e n t e m e n t e a p e r t a a l p u b b l i c o
Palazzo Bo, sede principale dell’Università di Padova, dal giugno 2015 ha aperto ai visitatori il suo nucleo novecentesco, voluto da Carlo Anti, rettore tra il 1932 e il 1943.
A ridisegnarne gli spazi furono chiamati importanti esponenti dell’arte e della cultura. Nel 1942 Gio Ponti rinnovò lo spazio ottocentesco dell’Aula Magna e si fece artefice di arredi, affreschi e ornamenti nelle sale del rettorato e delle lauree.
L’architetto chiamò a collaborare con sè alcuni tra i maggiori artisti italiani del Novecento, come Arturo Martini, autore della statua del Palinuro, collocata nell’Atrio degli Eroi, e Filippo De Pisis, Achille Funi, Ferruccio Ferrazzi, Gino Severini.
P r a n z o l i b e r o
nel pomeriggio, alle ore 15.30, visita alla straordinaria mostra antologica
allestita a Palazzo Zabarella
F A T T O R I
Giovanni Fattori (Livorno, 1825 – Firenze, 1908) è stato portavoce di una pittura potente, capace di interpretare, lungo tutta la seconda metà del XIX secolo, le trasformazioni della visione moderna.
Promossa dalla Fondazione Bano e dal Comune di Padova, l’antologica di Palazzo Zabarella, dal 24 ottobre 2015 al 28 marzo 2016, ripropone al grande pubblico l’immagine di uno dei maggiori protagonisti dell’arte europea.
La mostra, curata dai più accreditati esperti del pittore livornese, Francesca Dini, Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca, presenta oltre cento dipinti, in grado di ricostruire, attraverso un avvincente taglio cronologico e insieme tematico – dallo spavaldo Autoritratto del 1854, dove riusciva già a rivelare la forza rivoluzionaria della sua pittura, agli ultimi capolavori eseguiti agli inizi del Novecento – la straordinaria versatilità di una lunga vicenda creativa che lo ha visto cimentarsi con tematiche e generi diversi.
Fattori, infatti passava con estrema facilità dal paesaggio, di cui è stato uno dei più sorprendenti interpreti, al ritratto, raggiungendo risultati altrettanto strabilianti, alle cronache della storia contemporanea, dove è stato testimone di un’epoca, alle scene di vita popolare, dove ha saputo condividere gli stati d’animo e i problemi più drammatici dell’umanità.
Il percorso allestito all’interno di Palazzo Zabarella ripercorre interamente la sua carriera, dalla rivoluzione dei Macchiaioli, in cui ha avuto un ruolo di primo piano, affidata ai piccoli formati delle
leggendarie tavolette, come La rotonda di Palmieri, fino al raggiungimento, nei grandi formati, di una dimensione epica dove si riflettono i mutamenti storici e sociali che hanno trasformato il nostro Paese, alla sperimentazione infine di nuovi territori iconografici e formali che lo ha avvicinato, per i risultati raggiunti, ad altri geni solitari quali Courbet o Cézanne.
Le sue doti, dopo una formazione in ambito accademico, si sono rivelate piuttosto tardi, quando, superati i trent’anni, aveva partecipato alle animate serate del Caffè Michelangelo che è stato a Firenze il vivace palcoscenico della cosiddetta rivoluzione della “macchia”. Ma rispetto agli altri pittori che hanno fatto parte del movimento dei Macchiaioli, Fattori si è subito manifestato per la sua forte e indipendente personalità, capace delle scelte più coraggiose.
Nei drammatici capolavori della maturità, come Il muro bianco (In vedetta) o Lo staffato, espressi con un linguaggio che va oltre la dimensione della denuncia per raggiungere una prospettiva universale, Fattori è stato lucido interprete della delusione di una nazione, uscita dal Risorgimento, che non ha saputo realizzare quegli ideali di giustizia sociale in cui le giovani generazioni avevano creduto. Questa è la sua grandezza, che ne ha fatto subito un classico, paragonato ai maestri del Quattrocento, come il Beato Angelico, Paolo Uccello, ma anche a Goya e al contemporaneo Cézanne.
Vissuto a partire dal 1846 a Firenze, è però ritornato spesso nella sua Livorno, ma anche a Castiglioncello, il luogo prediletto dai Macchiaioli, di cui ha saputo rappresentarne, come pochi, la limpida luce. La sua ultima meta è stata la Maremma toscana, una terra aspra e selvaggia che, grazie ai capolavori dei suoi ultimi anni, è entrata nel mito, come la Provenza di Cézanne o la Polinesia di Gauguin.
A contatto con scenari naturali diversi, con differenti situazioni storiche, quando evoca nei suoi quadri a tema militare le vicende del nostro Risorgimento, con gli uomini, di cui sa rendere sia la condizione esistenziale che quella sociale, il suo stile cambia continuamente: dalla splendida pittura a macchie colorate e abbagliate delle tavolette giovanili, alle visioni più drammatiche caratterizzate da una nuova impostazione prospettica e da un disegno sempre più potente dei dipinti della maturità, sino alla deformazione delle ultime opere che sembrano anticipare, nella loro sconcertante modernità, le avanguardie del Novecento.
All’interno del percorso espositivo si darà conto anche alla sua produzione grafica, con una sezione che presenterà una decina di fogli incisi ad acquaforte su zinco, in grado di dimostrare quanto Fattori, anche in questo campo, abbia toccato vertici assoluti, sia dal punto di vista tecnico che stilistico, nonostante la sua attività sia iniziata solo negli anni ottanta dell’Ottocento. Come per i dipinti, i soggetti ricorrenti sono i protagonisti della vita reale, siano essi contadini o soldati, attorniati da una natura indagata sempre con grande commozione.
La rassegna segna un’ulteriore tappa nel progetto decennale della Fondazione Bano sulla pittura dell’Ottocento italiano, che in passato ha già rivolto l’attenzione, tra gli altri, su Hayez, Boldini, Signorini, i Macchiaioli, il Simbolismo in Italia, De Nittis, Corcos.
la visita guidata a Palazzo Bo
sarà condotta da personale dell’Università di Padova
quella alla mostra di Fattori da
LUCA SILINGARDI
storico dell’arte
Quota di partecipazione
€ 65 (massimo 30 persone)
tessera FORUM UTE 2016 obbligatoria
(€ 15 valida per tutto l’anno solare e per tutte le iniziative dell’associazione)
P R E N O T A Z I O N E O B B L I G A T O R I A
entro e non oltre venerdì 19 febbraio 2015
per informazioni rivolgersi ESCLUSIVAMENTE a
Laura Fioravanti Vasirani
338 4296961
Antonella Guidetti
340 7325469
(Danira Guidetti Calabrese, infatti, non sarà reperibile per dieci giorni perché all’estero)













