stefano BARGI

L’accreditamento istituzionale è ormai un percorso obbligato per i servizi, ma il sospetto è che la Regione – a fronte dei vari standard – non ottenga i risultati sperati in termini di ricadute sulla qualità dei servizi sociosanitari offerti. Ne è convinto il consigliere regionale della Ln, Stefano Bargi, che ha presentato nel merito un’interrogazione all’Assemblea legislativa, indirizzata all’assessore regionale alla sanità, Sergio Venturi. «Dopo l’entrata a regime dell’accreditamento – si domanda Bargi, a fronte delle tante situazioni analizzate – si sono verificati miglioramenti di servizi, o, come ci risulta, la Regione mette risorse per un numero inferiore di ore di assistenza.» La copertura garantita dagli standard attuali, nella retta delle case di cura, copre solo una parte; il resto viene attinto dalle magre casse comunali, o dagli anziani stessi (nel caso specifico). Con una riduzione media che andrebbe dalle 1800 ore di servizio di Casa Serena a Sassuolo (balzata agli onori delle cronache, per criticità varie nella gestione del servizio), alle 1500 ore attuali. Inoltre, l’accreditamento consente ai gestori delle strutture, di continuare la loro attività per 5 anni (rinnovabili), senza bisogno di gare. Il dubbio di Bargi è che «come stabilito dall’allora Giunta Errani, un paio di controlli degli organi di vigilanza, in 5 anni, siano pochi, e che questo procedimento (mancanza di controlli, facilità per gli attuali gestori di rimanere attivi nel servizio) sembra favorire le cooperative sociali del territorio regionale, che “dominano” la scena. Senza una vera concorrenza nel settore. La quale, a nostro avviso, andrebbe a beneficio della qualità e di tariffe migliori.»

 

Ufficio stampa Gruppo Lega Nord Emilia-Romagna