«Gli aumenti del costo dei biglietti e degli abbonamenti, dall’inizio dell’anno, sono stati spropositati, ed incidono in maniera rilevante sulle tasche dei pendolari costretti a viaggiare in treno. Non è certo un bel segnale per chi ha optato finora per il trasporto pubblico.» A dirlo è il consigliere regionale della Lega Nord, Stefano Bargi, che prova a fare i conti in tasca ai numerosi cittadini (generalmente lavoratori e professionisti, ma anche studenti) che utilizzano l’Alta Velocità ferroviaria per spostarsi: con un aggravio tra il 20% e il 35%. Inutili anche le misure “low coast”, che vorrebbero agevolare i pendolari, in quanto «le nuove formule di abbonamento più economiche – dice Bargi – sono limitate alla fascia oraria 9-17 (cioè, con partenze dopo le 9 e prima delle 17; ndr); pertanto, assolutamente inadeguate per i tanti lavoratori, perché gli orari d’ufficio non sono coincidenti con l’opzione dell’orario di partenza. In sostanza – taglia corto Bargi – i vantaggi promessi dall’azienda dei trasporti sarebbero inutilizzabili, per i tanti pendolari, alle prese già con numerosi disservizi. Anche perché, molti di loro, incrociano spesso treni locali e regionali, nel loro tragitto verso il lavoro e verso casa.» Per capirsi, lungo la direttrice Milano-Bologna, l’aggravio pro-capite potrebbe aggirarsi tra i +996 euro ed i +1752 euro, a seconda del percorso seguito. Il problema è stato discusso martedì durante un’audizione in commissione Trasporti, al Senato, e verrà affrontato nuovamente martedì 31 gennaio, su iniziativa di Federconsumatori, alla presenza dei ministro dei Trasporti, Delrio. «E’ quanto mai urgente affrontare la questione con tutti gli attori coinvolti – rimarca Bargi – anche perché questi aumenti spropositati, ai danni di lavoratori e studenti, non incoraggia certo l’utilizzo dei mezzi pubblici, a vantaggio purtroppo del trasporto privato.»

Gruppo Lega Nord Emilia-Romagna