“Dobbiamo essere grati a Giampaolo Pansa(NELLA FOTO) per avere onorato con il proprio lavoro la verità sui crimini nascosti dei comunisti e con il proprio coraggio l’importanza di un revisionismo storico teso a dare dignità a tutte le vittime. Ricordiamo quando ‘Il sangue dei vinti’ fu pubblicato, nell’ottobre 2003, il linciaggio delle sinistre. Tre anni dopo, nel 2006, con l’uscita de La grande bugia, Pansa fu aggredito a Reggio Emilia da una squadra di postcomunisti violenti.

Gli storici sostengono che, nel dopoguerra, dall’aprile del 1945 alla fine del 1946, nella provincia di Modena gli omicidi politici furono diverse centinaia, probabilmente oltre il migliaio, stime confermate dai documenti della Prefettura e dell’Arma dei Carabinieri. Tra i principali episodi registrati nel tristemente noto “Triangolo della Morte” ricordiamo la Corriera Fantasma a San Possidonio, la strage in località “Cristo” di Bomporto, gli omicidi a Nonantola, … e tanti altri delitti che hanno bagnato di sangue, in particolar modo, la bassa modenese. Le vittime, in svariati casi, avevano la sola colpa di essere benestanti o sacerdoti o legati alla Democrazia Cristiana.

E’ necessario ricordare questi fatti perché queste persone sono le stesse che, ancora oggi, danno lezione di democrazia e magari si nascondono dietro gli slogan ed i cartelli contro l’odio che loro stessi esprimono nelle piazze delle sardine. E’ per uomini e giornalisti dal pensiero libero, come Pansa espresse, che venne portato alla luce al grande pubblico il disegno del PCI e del suo obiettivo nella guerra civile: fare dell’Italia un paese satellite dell’Unione Sovietica.

Per questo Pansa era e rimarrà un personaggio storico per quella sinistra ancora al potere in Emilia Romagna che ancora oggi non ha fatto i conti conti non solo con la storia ma soprattutto con la propria storia. Questo significa anche liberare la Regione Emilia Romagna da un pensiero e da una politica che per troppi anni ha nascosto e la verità.”