“Stop alle moschee abusive, le irregolarità vanno contrastate senza se e senza ma”. Così Silvia Sardone, europarlamentare e vice segretaria nazionale della Lega, in visita a Sassuolo negli spazi adiacenti i locali destinati a diventare una moschea, laddove fino a pochi mesi fa erano presenti gli Uffici Tecnici comunali. La questione rimane complessa ed articolata, tutto si deciderà con l’approvazione del nuovo P.U.G. prevista per la fine del 2025: bisognerà vedere se nel nuovo documento urbanistico sarà contemplato il tanto discusso, cambio di destinazione d’uso dei locali suddetti, variazione che permetterebbe l’insediamento degli islamici e la possibilità di costituire un centro culturale polivalente. Su un punto si snoda la linea difensiva del centro-destra municipale, come sia possibile permettere il culto in un luogo destinato ad altre attività?. La volontà dell’attuale minoranza consiliare è quella di impedire all’odierna gestione amministrativa, capitanata dal primo cittadino Matteo Mesini, di effettuare la tanto temuta concessione; ci sarebbe il rischio di ripiombare nell’incubo di risse, aggressioni e micro-criminalità. La gente di Braida non vuole tornare all’opprimente degrado di quei giorni, si leva una domanda tra i residenti: ” Perché proprio in questo quartiere? Solo una grande paura di vendere il domani, il timore di coprifuoco e di perdere la propria libertà ; non c’è traccia di razzismo, di questioni etniche o religiose. Un conto è la proprietà privata, sacrosanta e con essa il diritto ad utilizzarla come meglio si creda, nel rispetto dei regolamenti, un’associazione islamica ha acquisito regolarmente i quasi 2.000 metri della costruzione, cosa ben diversa sarebbe costituire un polo religioso capace di attrarre centinaia di fedeli: tutto questo genererebbe un assembramento di persone, difficile da gestire. Continua la raccolta firme per dire NO ALLA MOSCHEA , i prossimi mesi saranno decisivi; intanto, riecheggiano le parole di un cittadino del rione” Mio nonno ha combattuto per il nostro futuro, ora noi  vendiamo la nostra identità; ricordiamo, indietro non si torna, il rischio sottomissione è lampante: si creerebbe un caos, ingestibile”.