È necessaria un’operazione verità. Da inizio 2024 il numero di MSNA arrivati a Modena è stabile, anzi in calo, perché il numero di sbarchi è crollato e la Regione ha spinto perché ci fosse uno smistamento diverso. Dopo che per anni Bologna e Modena hanno fatto la parte del leone nell’accoglienza, serviva una ricollocazione più diffusa anche negli altri capoluoghi e così è stato.

Quindi l’affermazione dell’assessore Camporota in merito alla maggior violenza degli ultimi minori ospiti – mi spiace – è del tutto priva di fondamento, a meno che da Modena non si voglia smentire l’assessore regionale Conti. Aggiungo che i minori autori di gravi fatti di cronaca, come l’ultimo di Magreta, sono stati commessi da ragazzini arrivati sul nostro territorio provinciale quando la stessa Camporota era Prefetto di Modena.

L’ipocrisia del sindaco Mezzetti e del suo assessore alla sicurezza sul tema integrazione e baby gang hanno raggiunto livelli mai visti prima.

Bisogna avere il coraggio di affrontare i problemi partendo dai modelli di integrazione messi in campo per i MSNA. Da un lato quello usato per l’emergenza ucraina dove si è privilegiato l’affido in famiglia e ha permesso a gran parte di questi ragazzi di lavorare e affermarsi socialmente in Italia, dall’altro quello dei maxi-centri utilizzati per ospitare i minori delle altre nazionalità. Nessuno dei 556 ragazzini ucraini ha procedimenti penali, mentre tra gli altri un’ottantina, pari al 10%, ha grossi problemi con la giustizia.

Negli anni, anche nella città di Modena, si è scelto di continuare gli affidi in deroga alle cooperative che non accettavano i nuovi prezziari e la norma regionale di accreditamento di questi centri nulla dice sulla formazione e sull’inserimento lavorativo e ben poco in merito ai controlli. Le verifiche – ricordo ancora una volta – sono in capo ai Comuni, all’Ausl e alla Regione. Inoltre, come nel caso della Fondazione San Filippo Neri il cui CDA è di nomina della Provincia di Modena, alcuni centri sono gestiti da enti pubblici e, nonostante questo, hanno registrato gravi misfatti come, ad esempio, la morte per accoltellamento di un sedicente che in piena notte era al Novi Sad.

I dati parlano chiaro, questo modello di integrazione permette alla criminalità e agli spacciatori di arruolare tanti minori per perpetrare illeciti. Bisogna avere il coraggio – incalza Platis – di ripartire da ciò che la legge impone a questi centri, ovvero offrire un progetto di vita a questi ragazzi. Solo così si strappano ai mercanti di morte, solo così si offre loro un’opportunità.

Antonio Platis

Vicecoordinatore regionale Forza Italia