“Abbiamo appreso dai media della richiesta, da parte dell’Amministrazione Comunale di Sassuolo, di un contributo alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena di 165mila euro per finanziare una serie di iniziative che si terranno nei prossimi mesi di giugno e luglio tra cui il concerto in occasione della Festa della Repubblica, gli incontri con l’autore di Villa Giacobazzzi e quelli da inserire nel calendario delle Fiere d’Ottobre, oltre alla rassegna di cinema estivo al Parco Vistarino, la rassegna concertistica di Note d’Estate e un altro evento, inedito, dedicato alla canzone napoletana. Riteniamo strategico il rapporto tra il Comune di Sassuolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena che cogliamo l’occasione per ringraziare per il sostegno alle attività culturali cittadine ma ci chiediamo come mai non sia stata coinvolta per ridare alla città lo storico teatro, il Carani. Ci chiediamo perché, nell’ottobre 2014, la Giunta non fece richiesta alla Fondazione per ripristinare il danno al controsoffitto, stimato in 100mila euro circa, permettendo così al Teatro Carani di essere ancora aperto onorando il contratto d’affitto che vedeva il Comune di Sassuolo responsabile della manutenzione ordinaria e straordinaria. Notiamo come il Teatro Carani non sia più nei programmi di questa Giunta, ce ne dispiaciamo ma continuiamo nel nostro lavoro con l’obiettivo di rivedere il Teatro Carani aperto”. Il Comitato Salviamo il Teatro Carani attraverso questo comunicato esprime il suo rammarico perché la riapertura del Teatro Carani non pare essere tra le priorità di questo governo cittadino, ma ci sono altri due aspetti da considerare. Per prima cosa il restyling del Carani non può e non deve essere confuso con altre iniziative: la riapertura del teatro di via Mazzini è qualcosa di estraneo e che va oltre l’idea un pochino limitata di vuoto culturale in città. Con tutto il rispetto per altre attività e manifestazioni pensare di sostituire il Carani è di per sé un concetto errato; non si può pretendere di avvicendare prestigiose rappresentazioni con qualche iniziativa seppur lodevole. Siamo nel campo delle pretese, fare le nozze coi fichi secchi proprio non può rappresentare l’ordinario; si apprezzano gli sforzi di allestire una minima offerta culturale ma il cartellone teatrale è un’altra cosa. Altra situazione su cui riflettere: perché non si è intervenuti subito per porre rimedio alle carenze strutturali del Teatro? Il tempo passa e procrastinare peggiora questa lunga agonia;l’unica grande verità rimane una chiusura permanente che pare senza soluzione di continuità…
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