
Una giovane Modenese ha “firmato” quella che credeva essere una banale ricevuta di un catalogo.
A distanza di settimane ( scaltramente ben oltre i quattordici giorni previsti per il diritto di recesso) si è vista suonare nuovamente il campanello di casa e presentarsi davanti un giovane che le ha comunicato con modi bruschi e prepotenti l’obbligo di acquistare almeno 3.000 euro netti per non incorrere nel rischio di spendere molto di più in avvocati.
Poi, il giovane, facendo finta di indossare le vesti del venditore comprensivo, le ha fatto una sorta di regalo:
acquistando una batteria da cucina completa , un ovale e una bistecchiera per un totale di euro 2.200, le avrebbe abbuonato il rimanente.
La giovane Modenese, pensando di scegliere tra il male minore ha accettato e gli ha versato anche 100 euro di acconto.
Anche in questa circostanza ci troviamo al cospetto dell’ennesima truffa in quanto il primo venditore aveva garantito alla signora che il modulo che doveva sottoscrivere era solo la ricevuta del catalogo. Punto fermo da parte del venditore in merito al fatto che ciò che andava sottoscritto non avesse alcun valore contrattuale era l’assenza della necessaria “convalida del numero di codice personale”.
Tutto falso. Prova ne è il fatto che venti giorni dopo il complice si è presentato per completare l’opera di raggiro.
La Modenese ha acquistato quindi per una somma molto importante (€ 2.000) una batteria completa ma non è indicato da quanti pezzi è composta la stessa e le rispettive dimensioni, un ovale è non è indicata alcuna dimensione ed una bistecchiera che potrebbe essere quella dalle dimensioni per cuocere un toast.
Dunque l’imbroglio nell’imbroglio.
Per tale ragione insistiamo con fermezza nel consigliare ai consumatori di non sottoscrivere mai nulla prima di aver letto con attenzione ciò che viene loro proposto e, siccome il più delle volte i contratti da sottoscrivere sono molto articolati e pieni di riferimenti normativi, è bene farsi lasciare una copia del contratto (senza firmare alcuna ricevuta) riservandosi di valutarne il contenuto in un secondo momento per poi richiamare al bisogno il venditore.
Ora al Collegio Legale del CODACONS la battaglia per ottenere l’annullamento del contratto e la restituzione della somma versata in acconto dalla giovane Modenese che spera così di salvare le vacanze di questo e dei prossimi anni.













