Quella di Giuseppe ( nome di fantasia) è la storia di un disagio che sa di indifferenza e promesse disattese. In questa vicenda si uniscono diverse tessere tra miseria e sfortuna per andare a comporre un puzzle poco piacevole. “Da cinque anni vivo nel garage di mia proprietà a Sassuolo, parliamo di un’ autorimessa pertinenza dell’alloggio sgomberato nella zona di Mezzavia: palazzo evacuato e da allora senza assistenza sopravvivo grazie all’aiuto dei miei genitori, entrambi anziani e diabetici cercano di darmi una mano – il nostro interlocutore, continua- fanno il possibile, ma vivono anche loro in maniera modesta”. Al problema abitativo si aggiunge la crisi occupazionale:”Non lavoro stabilmente da diversi anni, nonostante l’esperienza maturata come operaio nel settore ceramico, ogni tanto trovo qualche lavoretto saltuario ma sono rimedi estemporanei: senza certezze e un minimo di stabilità tutto diventa complicato -puntualizza- ho presentato decine di richieste ma contro la mia voglia di trovare un impiego si scontra la mia carta d’identità”. In questo racconto si ripercorre il dramma cittadino della chiusura di diversi edifici nella zona di via Adda e dintorni; su questo Giuseppe precisa:”Sono passati cinque anni dall’ordinanza di sgombero che mi privò dei miei spazi abitativi, ora come allora non ci sono novità e rimango in attesa di sviluppi che non arrivano mai. Cambiano le amministrazioni -prosegue- ma tutto rimane come sempre:un Comune dovrebbe darti delle risposte in campo sociale, invece nulla: non ho famiglia e nemmeno figli dunque altre persone hanno priorità negli aiuti e nell’assegnazione di un alloggio a tariffa convenzionata”: Su questo punto, visibilmente infastidito chiarisce:”Sono italiano, residente a Sassuolo da 15 anni, vedere i miei diritti calpestati continuamente in nome di un’immigrazione senza regole mi spezza il cuore -sconsolato, ribadisce più volte- basta arrivare qui con dei bambini a carico e il gioco è fatto: non esiste più cittadinanza, vorrei capire il funzionamento dei Servizi sociali comunali, per loro (immigrati ndr) con prole al seguito piovono voucher e contributi mentre per chi vive in città da tempo non c’è posto per una minima assistenza”.Prima di concludere il suo appello ad un aiuto, rivolge i suoi ringraziamenti:”In questi anni ho trovato un sostegno nelle Caritas parrocchiali, grazie per quanto fatto per me: cibo,vestiario e percorsi occupazionali con i quali tiro avanti ma senza prospettive questa rischia di essere un’agonia senza fine – termina- vivere alla giornata senza programmazione sa di instabilità e precarietà: insicurezza e paura del domani sono fantasmi che spaventano e tormentanodisagio socccccccccccccc