Quello che sta accadendo al Pronto Soccorso di Imola non può essere archiviato come un problema locale. È il sintomo di una pressione sempre maggiore sulla rete dell’emergenza-urgenza e impone alla Regione Emilia-Romagna di guardare in faccia una realtà che riguarda tutti i territori.
 
La richiesta di una presenza medica stabile nell’area triage rappresenta, secondo Patto per il Nord Emilia, un’occasione per aprire finalmente una verifica complessiva sull’organizzazione dei Pronto Soccorso emiliani: dagli organici al numero degli accessi, dai carichi di lavoro alla gestione dei casi più complessi.
 
«Quello che emerge da Imola – dichiara Ghelfi Riad, segretario regionale di Patto per il Nord Emilia – deve spingere la Regione a verificare concretamente come sono organizzati i triage dei nostri Pronto Soccorso, quali sono gli organici e quali sono i carichi di lavoro a cui vengono sottoposti quotidianamente medici, infermieri e operatori sanitari».
 
«Non mettiamo assolutamente in discussione il ruolo fondamentale degli infermieri nel triage – prosegue Riad – ma riteniamo che, laddove i flussi e la complessità dei casi lo rendano necessario, debba essere garantita una presenza medica adeguata a supporto dell’équipe. Significa garantire maggiore sicurezza ai pazienti e, allo stesso tempo, tutelare chi lavora ogni giorno in prima linea».
 
Il problema, però, non riguarda soltanto il personale. Riguarda anche il modo in cui vengono distribuite e utilizzate le risorse destinate alla sanità.
 
«Da anni sosteniamo che l’Emilia deve poter decidere maggiormente sulle risorse che produce. Il federalismo fiscale non è uno slogan: significa mettere i territori nelle condizioni di utilizzare una quota adeguata della ricchezza che producono per rafforzare concretamente i servizi ai cittadini. E la sanità deve essere una delle priorità».
 
Secondo Patto per il Nord Emilia, maggiore autonomia significa anche maggiore responsabilità: «Se un territorio dispone delle risorse necessarie, deve essere messo nelle condizioni di organizzare i propri servizi sulla base delle esigenze reali della popolazione, intervenendo dove ci sono maggiori criticità e assumendosi la responsabilità delle proprie scelte».
 
«Per questo – conclude Riad – chiediamo alla Regione una verifica complessiva sulla rete dei Pronto Soccorso emiliani. Imola può essere il punto di partenza, ma non può essere il punto di arrivo. La domanda deve riguardare tutti: i nostri Pronto Soccorso hanno oggi personale, organizzazione e risorse adeguate ai bisogni dei cittadini? Se ci sono territori dove non è così, bisogna intervenire. La sicurezza dei pazienti e la tutela degli operatori non possono essere subordinate a rigidità organizzative o a una distribuzione delle risorse che non tenga conto delle necessità reali».
 
Patto per il Nord Emilia