Tolto il velo su Daniele Galloppa. Alla prima avventura alla guida di una prima squadra professionista, il tecnico romano classe 1985 mostra tutto l’entusiasmo e la voglia di sorprendere. Certo, il salto dalla Primavera, campionato in cui ha appena trionfato con la Fiorentina, alla B non è mai qualcosa di banale, ma aver già vissuto la piazza un decennio fa, seppur in veste di calciatore, potrebbe agevolargli l’inserimento all’interno della macchina gialloblù. Oliata negli ultimi anni, ma incapace di raggiungere quel traguardo che la famiglia Rivetti si era posto al proprio arrivo: la A non deve essere un tarlo costante, ma un sogno da coltivare giornata dopo giornata. L’ambizione, dalla proprietà a scendere, traborda, tanto che l’ultimo arrivato il direttore sportivo Nereo Bonato0 è uno che di prom0zioni in carriera se ne intende e non poco. “E’ molto bello tornare qui dopo dieci anni. Mi sento di ringraziare la Fiorentina, società che mi ha fatto crescere tanto e dove ho lasciato qualcosa di storico. Mi porto dentro quello che ho trovato a livello di relazioni, umanità. Ringrazio la famiglia Rivetti per la grande opportunità. Da una parte c’è grandissima emozione per un percorso nuovo, dall’altra c’è responsabilità verso un progetto serio, fatto da persone serie”. E poi appunto quel senso di responsabilità, perchè l’occasione tra le mani a 41 anni sono di quelle che ti capitano poche volte in una carriera. “Quanta responsabilità ti dà questo debutto tra i grandi? “Tanta. Dalla Primavera alla B è un passaggio importante, me lo sento addosso. Per me è stato facilissimo scegliere il Modena. Ho detto sì per la serietà delle persone, per l’ambizione della piazza e per motivi famigliari, abito a un’ora e un quarto da qui con la mia famiglia. Sono priorità personali che poi possono farti rendere meglio anche come allenatore”. Un Galloppa che non nasconde le proprie sensazioni e che lancia uno sguardo anche al campo. In attesa di capire cosa il mercato gli fornirà, le idee iniziale paiono non certo ancorate a proprie convinzioni. “Con la società parliamo di caratteristiche e funzioni dei giocatori. Parto dal presupposto di mettere i giocatori nelle migliori condizioni di essere protagonisti, propositivi. Ho sempre visto il mestiere così”.
Galloppa tra l’emozione e quel forte senso di responsabilità













