L’Associazione Culturale
FORUM U.T.E.
di Sassuolo informa che per le rassegne di visite

Tesori della Valle d’Aosta e Castelli d’Incanto

sono aperte le prenotazioni per il viaggio di tre giorni

venerdì 2, sabato 3 e domenica 4 giugno 2017

in

V A L L E D ‘ A O S T A
per visitare ben cinque dei suoi più splendidi castelli con un programma ideato e condotto da Luca Silingardi

F O R T E D I B A R D

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Già agli inizi del VI secolo d.C. esisteva a Bard una guarnigione composta da sessanta armati che difendevano le cosiddette “Clausuræ Augustanæ”, il sistema difensivo costituito per proteggere i confini dell’Impero.
Nel 1034 tale sistema fu definito “inexpugnabile oppidum”, in quello che può essere considerato il più antico riferimento documentario a un castello in Valle d’Aosta. Nel 1242 entrarono in possesso della signoria di Bard i Savoia, con Amedeo IV, spinti dalle insistenze degli abitanti della zona, stanchi dei soprusi di Ugo di Bard che, forte della posizione del suo castello, imponeva pesanti balzelli a viaggiatori e mercanti. Da quel momento, il castello dipenderà sempre dai Savoia, che vi instaureranno una guarnigione: nel 1661 vengono persino concentrate a Bard le armi provenienti dalle altre fortificazioni valdostane, tra cui Verrès e Montjovet.
Il castello diventerà protagonista poi in occasione del passaggio dell’esercito francese nel 1704 e soprattutto dell’arrivo di Napoleone Bonaparte che, nel maggio del 1800, troverà asserragliato nel forte un esercito di difesa formato da 400 austriaci. Le strutture difensive del forte erano talmente efficaci che l’armata napoleonica impiegò circa due settimane per superarle, riuscendovi solo con l’astuzia. Il forte venne poi fatto smantellare da Napoleone, per evitare, in futuro, ulteriori problemi.
Quello che vediamo oggi è il rifacimento voluto da Carlo Felice che, in piena Restaurazione, a partire dal 1830 ne fece una delle strutture militari più massicce in Valle d’Aosta. Alla fine dell’Ottocento il forte si avviò al declino, utilizzato come colonia penale prima e come deposito di munizioni poi. Dismesso nel 1975 dal demanio militare, fu acquisito dalla Regione Valle d’Aosta nel 1990 e completamente rinnovato nel 2006.
Rimasto pressoché intatto dal momento della sua costruzione, il Forte di Bard rappresenta uno dei migliori esempi di fortezza di sbarramento di primo Ottocento.
La piazzaforte è costituita da tre principali corpi di fabbrica: partendo dal basso si trovano l’Opera Ferdinando, l’edificio mediano, – Opera Vittorio – fino ad arrivare al culmine del rilievo, dove sorge l’Opera Carlo Alberto.
Quest’ultima è la più imponente delle tre opere, che racchiude al suo interno il grande cortile quadrangolare della Piazza d’Armi, circondato da un ampio porticato, dove si collocano gli spazi dedicati alle mostre temporanee: all’interno, si trovano il Museo delle Alpi – uno spazio interattivo attraverso cui il visitatore può viaggiare alla scoperta del mondo alpino, esplorando con i cinque sensi una montagna vissuta e trasformata dalla mano dell’uomo – e le Prigioni, ospitanti un percorso tematico multimediale sulla storia del Forte che, attraverso filmati, documenti e ricostruzioni 3D di grande impatto, guida il visitatore alla scoperta della storia del sito militare, per secoli strategico luogo di transito, illustrando l’evoluzione architettonica della fortezza e presentando i personaggi che ne hanno segnato i principali avvenimenti storici, dall’anno Mille alla sua ricostruzione nel 1830, sino ad arrivare ai giorni nostri.
Per accedere alla sommità della fortezza è possibile seguire il percorso pedonale che si sviluppa fra possenti muraglioni, partendo dall’interessante borgo medievale a lato del parcheggio, oppure servirsi degli ascensori panoramici attraverso cui si può godere di una meravigliosa vista sulla valle circostante.
Presso l’Opera Ferdinando, al primo livello della rocca fortificata, dal 30 aprile 2017 – dunque recentissimamente – è stato aperto il Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere, che propone un viaggio attraverso l’evoluzione delle tecniche difensive, dei sistemi di assedio e del concetto di frontiera. Ricostruzioni in scala di sezioni murarie di fortificazioni, plastici, filmati e armi autentiche, permettono di osservare l’evoluzione delle fortezze a partire dall’epoca romana fino al Novecento. La sezione dedicata al tema delle frontiere intende far riflettere sul significato di questo termine, in un percorso che trasmette una visione strutturata del Forte di Bard e del contesto storico, sociale, culturale e geopolitico all’interno del quale è inserito nelle diverse epoche storiche.

C A S T E L L O D I F É N I S

Diversamente dagli altri castelli, costruiti per scopi bellici e di protezione, il Castello di Fénis non è situato sulla sommità di un promontorio, bensì su un lieve poggio, privo di difese naturali.
Unendo ai caratteri della fortificazione quelli della residenza signorile, il Castello di Fénis fu infatti la prestigiosa sede di rappresentanza dei maggiori esponenti della famiglia Challant, che lo dotarono dell’imponente apparato difensivo, nonché di eleganti decorazioni pittoriche, simboli di potenza e di prestigio.
L’architettura del Castello di Fénis è il risultato di campagne costruttive succedutesi negli anni: torri e mura merlate furono aggiunte verso la metà del secolo XIV da Aimone di Challant al torrione preesistente, già dimora abituale — un secolo prima — del visconte Gotofredo II.
Ai signori di Challant, del ramo di Fénis, il castello appartenne fino al 1716, quando fu ceduto al conte Baldassarre Castellar di Saluzzo Paesana. Le vicende che segnarono la storia di questa famiglia condussero il maniero a un lento degrado, preludio dell’abbandono e della sua destinazione a semplice abitazione rurale, con le sale del pianterreno adibite a stalle e il piano nobile usato come fienile.
Il recupero del monumento si deve ad Alfredo d’Andrade, che acquistò il Castello di Fénis nel 1895 e, dopo averne restaurato le parti più rovinate, lo donò allo Stato.
Oggi l’edificio è di proprietà della Regione autonoma Valle d’Aosta, che lo ha destinato a sede del Museo del mobile valdostano.

C A S T E L S A V O I A

Realizzato per volere della regina Margherita di Savoia, che soggiornava a Gressoney ospite dei baroni Beck Peccoz già dal 1889, il castello sorge ai piedi del Colle della Ranzola nella località denominata “Belvedere”, in ragione della splendida vista che da lì domina tutta la vallata fino al ghiacciaio del Lyskamm. La posa della prima pietra dell’edificio avvenne il 24 agosto 1899 alla presenza di re Umberto I il quale, assassinato a Monza un anno dopo, non avrebbe visto la conclusione dei lavori, protrattisi fino al 1904. La dimora ospitò la regina durante i suoi soggiorni estivi fino al 1925, un anno prima della sua morte, che avvenne a Bordighera il 4 gennaio 1926. Dopo l’acquisto nel 1936 da parte dell’industriale milanese Moretti, il castello divenne proprietà della Regione Autonoma Valle d’Aosta nel 1981.
Costituito da un nucleo centrale di forma grosso modo rettangolare, cui si affiancano cinque torrette cuspidate, una diversa dall’altra, il castello fu progettato dall’architetto Emilio Stramucci (ideatore delle decorazioni neobarocche per il Palazzo Reale di Torino e per il Quirinale di Roma) in stile neo-medioevale, descritto come “stile lombardo del secolo XV”, assai di moda in quegli anni. L’esterno è rivestito in pietra da taglio grigia proveniente dalle cave di Chiappey a Gressoney, di Gaby e di Vert (Donnas). Le pitture ornamentali furono realizzate dal giovane pittore e restauratore Carlo Cussetti, in seguito attivo nell’ala nuova del Palazzo Reale di Torino. I soffitti a cassettoni, le boiseries e gli arredi di ispirazione medievale sono invece opera dell’intagliatore torinese Michele Dellera, fornitore della Real Casa. Il castello si articola su tre piani: il pianterreno con i locali da giorno, il piano nobile con gli appartamenti reali ed il secondo piano (non visitabile), riservato ai gentiluomini di corte; i sotterranei ospitano le cantine. Tutti autentici gli arredi esposti nel castello, così come le tappezzerie che ornano le pareti, in tessuto di lino e seta, decorate ad effetto chiné.
Nel parco del maniero, dal 1990, è anche il Giardino botanico di Castel Savoia. Costituito da una serie di aiuole rocciose con piante di ambiente alpino, locali e provenienti da altre parti del mondo, scelte per il loro particolare pregio ornamentale, presenta, tra le numerose specie vegetali, il Giglio martagone (Lilium martagon), il Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum), la Stella alpina (Leontopodium alpinum), il Botton d’oro doppio (Trollius europaeus), l’Aquilegia (Aquilegia alpina), l’Arnica (Arnica montana), i vari Semprevivi (Semprevivum montanum e S. Arachnoideum), le Genziane (Gentiana sp.), le Sassifraghe (Saxifraga sp.) e l’Epilobio (Epilobium angustifolium), molto diffuso vicino ai sentieri e lungo le sponde del Lys.

C A S T E L L O R E A L E D I S A R R E

Il castello sorge in località Lalex, su un promontorio che domina la piana aostana sopra la strada statale per il Monte Bianco, poco oltre il bivio per Cogne.
Costruito nel 1710 da Giovanni Francesco Ferrod di Arvier sui resti di una casa forte del 1242, dopo vari passaggi di proprietà fu acquistato nel 1869 dal re d’Italia Vittorio Emanuele II, che lo ristrutturò e lo utilizzò come residenza durante le sue battute di caccia in Valle d’Aosta.
Il castello reale di Sarre, entrato a far parte del patrimonio privato di Sua Maestà, divenne allora il quartiere generale utilizzato dal re per le sue spedizioni nelle valli di Cogne, Rhêmes e Valsavarenche.
Per ospitare il primo re d’Italia la dimora subì alcune modifiche, tra le quali la sopraelevazione della torre e la costruzione di una nuova scuderia. All’interno, gli ambienti furono completamente ristrutturati e rimodernati. Il conservatore del Reale Palazzo di Milano venne appositamente incaricato dell’ammobiliamento, cui provvide trasferendo gli arredi da altre reali residenze.
Anche il successore di Vittorio Emanuele, Umberto I destinò il castello alpino ad usi legati al loisir venatorio.
Negli ultimi anni del suo regno, Umberto I rivolse una particolare attenzione alla residenza di Sarre, di cui promosse il rinnovamento interno. Tra i lavori realizzati in quell’occasione, figurano le importanti campagne decorative degli ambienti monumentali, ornati con trofei di stambecco e di camoscio.
Il castello fu abitato per villeggiatura dalla regina Maria José anche negli anni successivi alla monarchia.
Nel 1989 la Regione Valle d´Aosta ha acquistato il complesso per restaurarlo. Il castello, che si presenta come un corpo longitudinale con una torre quadrata posta nel centro, può essere considerato un museo della presenza sabauda in Valle d´Aosta.

C A S T E L L O D I I S S O G N E

Inizialmente dominio dei vescovi di Aosta, la proprietà passò successivamente nelle mani della famiglia Challant. Nel corso del tempo gli edifici esistenti furono ampliati ed uniti, fino alla trasformazione radicale avvenuta tra il 1490 circa e il 1510 ad opera di Giorgio di Challant, priore di Sant’Orso, che ne fece una sontuosa dimora per la cugina Margherita de La Chambre ed il figlio Filiberto. Fu allora che il castello assunse l’aspetto attuale, diventando un unico palazzo a ferro di cavallo, affacciato su un ampio cortile e un giardino all’italiana, sul cui alto muro di cinta furono dipinti personaggi importanti ed eroi; il porticato al piano terreno fu ornato da una serie di lunette affrescate con scene di vita quotidiana e rappresentazioni di botteghe, mentre al centro del cortile sorse la celebre fontana in ferro battuto detta del Melograno, simbolo di prosperità. Sempre in quel periodo molti ambienti interni furono decorati con affreschi, sia nelle zone di rappresentanza, quali la Sala di Giustizia o la Cappella, sia nelle stanze più private, tra cui gli oratori di Margherita de La Chambre e di Giorgio di Challant. Dopo i fasti del Cinquecento, la residenza si avviò verso un progressivo declino e nel 1872 fu venduta all’asta: acquistata dal pittore torinese Vittorio Avondo, divenne oggetto di un’attenta campagna di restauro che le restituì l’antico splendore. Donato allo Stato nel 1907, oggi il castello appartiene alla Regione Autonoma Valle d’Aosta e si presenta con alcuni elementi dell’originale mobilia ed altri arredi rifatti alla fine dell’Ottocento, che insieme a numerosi oggetti d’uso domestico ripropongono l’ambientazione tardo quattrocentesca voluta da Avondo.

Programma

P A R T E N Z E

da Sassuolo, piazzale Risorgimento, ORE 6.00
da Modena, piazzale della Motorizzazione Civile, ORE 6.15

programma

venerdì 2 giugno
Partenza in pullman GT riservato da Sassuolo (piazzale Risorgimento) alle ore 6.00 e da Modena (piazzale della Motorizzazione Civile) alle ore 6.15
Arrivo a Bard alle ore 10.30 circa

Visita guidata al Forte di Bard e ai suoi musei (prima parte)

Pranzo libero (a carico dei partecipanti) nell’interna “Caffetteria di Gola” o nel vicino borgo di Bard

Visita guidata al Forte di Bard e ai suoi musei (seconda parte)

Alle ore 17.00 circa trasferimento ad Aosta, con arrivo in città verso le ore 18.00, sistemazione nel lussuoso e centralissimo Hotel Duca d’Aosta (****) nelle camere riservate e resto del pomeriggio libero
Cena presso il ristorante dell’hotel “Brasserie Café d’Europe” (compresa nella quota) e serata libera

sabato 3 giugno
Colazione in hotel (compresa nella quota) e, alle 8.30 circa, breve passeggiata per la città alla scoperta dei sui monumenti più importanti
alle ore 10.00 circa trasferimento in pullman a Fénis
Visita guidata al Castello di Fénis, a partire dalle ore 10.30 circa
Pranzo libero (a carico dei partecipanti)
Alle ore 14.30 circa, trasferimento in pullman a Gressoney
Visita guidata a Castel Savoia, a partire dalle ore 15.30 circa
Alle ore 17.00 circa trasferimento in hotel (arrivo verso le 18.30) e resto del tardo pomeriggio libero

Cena presso il ristorante dell’hotel “Brasserie Café d’Europe” (compresa nella quota) e serata libera

domenica 4 giugno
Colazione in hotel (compresa nella quota), carico bagagli e, alle 8.45 circa, trasferimento in pullman a Sarre
Visita guidata al Castello Reale di Sarre, a partire dalle ore 9.00 circa
Verso le ore 10.30 circa trasferimento in pullman a Issogne (arrivo verso le ore 12.00)
Pranzo libero (a carico dei partecipanti)
Visita guidata al Castello di Issogne, a partire dalle ore 14.30 circa
Verso le ore 16.00 circa, rientro in pullman GT per essere a Modena circa alle ore 20.00 e a Sassuolo alle ore 20.30 circa

NOTA BENE:
Il programma potrebbe subire variazioni per motivi organizzativi senza comprometterne i contenuti

le visite guidate saranno condotte da
LUCA SILINGARDI
storico dell’arte

Quota di partecipazione
€ 395 (per minimo 20 partecipanti)
Supplemento camera singola € 115,00
tessera FORUM UTE 2017 obbligatoria
(€ 15 valida 12 mesi dalla sottoscrizione e per tutte le iniziative dell’associazione)
La quota comprende: * trasferimento in pullman GT riservato da Sassuolo e Modena a Bard, da Bard ad Aosta; da Aosta a Fenis e a Gressoney e ritorno; da Aosta a Sarre, da Sarre a Issogne e da Issogne a Modena e Sassuolo * sistemazione per 2 notti nell’Hotel Duca d’Aosta (4**** centrale) ad Aosta in camere doppie con servizi privati * 2 colazioni in hotel * accompagnatore/guida dedicata al seguito del gruppo.
La quota non comprende: * tassa di soggiorno (da pagare direttamente in loco) * tutti i pranzi * guide locali (ove siano richieste) * ingressi in vigore alla stesura del programma e altri biglietti eventualmente richiesti nei siti da visitare (presumibilmente per circa € 40,00) * mance ed extra personali e facoltativi in genere * assicurazioni medico-bagaglio e annullamento-viaggio facoltativa € 25,00 * tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

P R E N O T A Z I O N E O B B L I G A T O R I A
entro e non oltre venerdì 19 maggio 2017
versando un acconto
(ma è vivamente consigliato prenotare il prima possibile
per assicurarsi i posti disponibili e anche al fine di agevolare l’organizzazione)

per informazioni rivolgersi esclusivamente a

Danira Guidetti Calabrese
348 5495475

oppure a

Paola Botti
349 5242240