
Lo spettacolo nasce dal progetto “Chiamata alle arti” per ragazzi dai 14 ai 18 anni,
in collaborazione con in Comuni di Casalgrande, Scandiano, Rubiera, Castellarano, Viano e Sassuolo.
Con Matteo Piacenti,Maddalena Busani,Beatrice Ricci, Matteo Davoli, Thomas Belisario, Kevin Cordaro, Hamdi Elmekki, Walid Barkaoui, Paola Bisi, Chiara Carrieri, Nelly Patricia, Noemi Altabella, Consiglia Diana,
Rebecca Colazzo, Melissa Sagliano, Rachele Filippini
A cura di
Enrico Lombardi e Fadia Bassmaji
Assistente
Giulia Mattioli
Musiche originali
Matteo Davoli
Una produzione
Compagnia Quinta Parete
LIBERI DI R/ESISTERE, Una tragedia pop è uno spettacolo immaginario, un sogno crudele, tragico ma non sa di melodramma, di pizzi e di merletti, di canti collettivi, sa di pop music, di colori sgargianti e luci al led, sa di cose che ci circondano e inibiscono ma sono nostre e ci rappresentano.
LIBERI DI R/ESISTERE è un urlo al mondo adulto che mette corone, commemora i defunti e allo stesso tempo seppellisce le speranze dei vivi. Che vede nei jeans strappati trasandatezza e non si accorge che da folli stravaganze nasce il progresso. Intrecciando pensieri di ieri e di oggi LIBERI DI R/ESISTERE è il nostro viaggio nella Resistenza Italiana di allora e di oggi.
LO SPETTACOLO_NOTE DI REGIA
Cosa vuol dire parlare di Resistenza oggi con in ragazzi giovani? Loro che si trovano ogni giorno a combattere per affermare non solo la loro identità di quasi adulti ma soprattutto il loro diritto alla speranza, all’errore, alla follia, ai sogni e al futuro… E’ questo che abbiamo fatto in questi pochi mesi, avvalendoci dello strumento che più amiamo e che aiuta a tirar fuori la verità “sentita”, non pensata.
Ci siamo lasciati contagiare da scritti Partigiani, lettere di giovani eroi che prima di morire e venir commemorati come tali, erano adolescenti innamorati, scanzonati, impauriti, adolescenti pronti a rinunciare a tutto pur di diventare adulti, essere integrati nel mondo dei grandi, impararne le regole e poi insegnarle a loro volta.
Ci siamo lasciati incantare dalla voce di Pasolini che in numerosi filmati racconta il suo punto di vista sui giovani e sulla libertà, una libertà sottile, terrorizzante, che viene preferita all’omologazione.
Abbiamo chiacchierato tanto, di sogni, ideali, doveri, dell’Italia, di ciò che ci piace. Abbiamo scritto tante riflessioni, parole, emozioni, abbiamo ispezionato come i ragazzi si sentono guardati dagli adulti, quanto spazio sentono di poter rubare alle aspettative, ai giudizi, ai voti. Quanta libertà vogliono e a quanta libertà rinunciano per essere “grandi”?
E poi ci siamo accorti che diventare “grandi” sia di età che di eroismo significa scegliere di essere sé stessi sapendo credere in un ide
a
, un sogno, una speranza che non toglie all’individuo la sua unicità ma la afferma perché la riempie di emozioni umane, fragilità e differenze.
Abbiamo capito che ognuno dei partigiani che settanta anni fa decise di dedicar la propria vita a un sogno, a una speranza, o in certi casi ad una lotta comune, è prima di tutto un uomo che in ogni istante, pur sentendosi nel giusto, ha lottato con sé stesso per non cedere alle credenze di altri e rimanere fedele a sé stesso













