“Signore, perché? “. Il sacerdote che ha celebrato la Santa Messa di commiato in onore di Giacomo Massicot, ha cominciato la funzione liturgica con questa domanda: centinaia di persone hanno preso parte ai funerali del 28 enne deceduto mercoledì dopo aver lottato con energia e grande dignità per anni contro una terribile malattia. La domanda racchiude il mistero della vita, per ascoltare la Verità bisogna essere umili, miti, generosi e pronti a seguire il bene sempre, senza se e senza ma: un pochino come ha fatto Jack e come è emerso dalle tante testimonianze che hanno tratteggiato la grande disponibilità del 28 enne. Il religioso ha ricordato come certi disegni sfuggano alle nostre visioni razionali e non siano facilmente comprensibili in un momento in cui il cuore è ferito e travolto da tanto sconforto: un segno importante del passaggio di Giacomo in questa vita sta nell’affetto e nel ricordo della gente, il valore non si misura nel successo o nel denaro bensì nella capacità di donarsi aiutando e sostenendo.

 

E’ seguita un’affermazione forte:” Beati quelli che sono nel pianto, saranno consolati”, la vita è un dono, ma allo stesso modo bisogna avere la capacità ed il coraggio di donarsi con entusiasmo e senza manie di grandezza anche nelle fatiche e nella precarietà. Grande vicinanza mostrata a papà Antonio, mamma Eufemia, al fratello Christian e alla fidanzata Letizia: a loro e a quanti colpiti da questo lutto vanno le più sincere condoglianze. In chiusura una testimonianza, di un amico della famiglia Massicot, ha cercato di fornire una risposta a quell’interrogativo iniziale :” Chi si trovi sotto un melo cercherà di raccogliere il frutto più bello, ecco il Signore ha fatto così con Giacomo”.

 

Senza presunzione, non esistono formule magiche per fornire una soluzione ad un dilemma misterioso, ma una cosa va sottolineata: qualcosa va oltre le parole di conforto o le condoglianze, vedendo una partecipazione tanto numerosa e rispettosa.