In Emilia-Romagna aumentano i costi del servizio. Ghelfi: “Servono più trasparenza e una tariffa realmente legata ai comportamenti dei cittadini. Il tema della gestione dei rifiuti e dell’aumento dei costi del servizio torna al centro del dibattito in Emilia-Romagna.
A Modena, il Piano economico finanziario 2026 del servizio rifiuti ammonta a 42,81 milioni di euro, con un incremento dell’8,8% rispetto all’anno precedente. L’aumento del PEF non si trasferisce integralmente sulle bollette, ma la tariffa corrispettiva puntuale 2026 comporta comunque incrementi medi intorno al 5% per le utenze domestiche e tra il 3,86% e il 5% per quelle non domestiche.
«La questione non è soltanto quanto aumenta la TARI o la tariffa rifiuti – dichiara Ghelfi Riad, Segretario regionale di Patto per il Nord Emilia – ma come vengono premiati i cittadini e i territori virtuosi. Se una famiglia produce meno rifiuti indifferenziati e differenzia correttamente, deve avere un beneficio concreto. Non possiamo chiedere comportamenti virtuosi e poi applicare aumenti che non siano chiaramente collegati alla quantità e alla qualità dei rifiuti prodotti».Il principio della tariffazione puntuale dovrebbe essere proprio quello di avvicinare il più possibile quanto pagato dall’utente alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente conferito.
«La tariffa puntuale deve essere realmente puntuale – prosegue Ghelfi –. Chi produce meno rifiuto indifferenziato e fa meglio la raccolta differenziata deve pagare meno. È un principio semplice, che deve valere per famiglie, attività commerciali e imprese».
La stessa documentazione regionale evidenzia che i Comuni che utilizzano sistemi tariffari puntuali presentano, nel complesso, una produzione pro capite di rifiuti inferiore rispetto ai Comuni ancora a TARI: un elemento che dimostra come la misurazione possa contribuire a orientare i comportamenti.
Per Patto per il Nord, quindi, la questione non riguarda soltanto l’importo delle bollette, ma anche la trasparenza nella formazione dei costi del servizio.
«I cittadini devono poter capire quanto costa la raccolta, quanto costa il trattamento, quanto costa lo smaltimento e quali risultati vengono ottenuti. Non basta comunicare l’aumento finale: bisogna rendere leggibile il percorso che porta a quella cifra», sottolinea Ghelfi.
Un altro punto riguarda il rapporto tra Regione, ATERSIR, Comuni e gestori.
«Se chiediamo autonomia ai territori, dobbiamo pretendere anche responsabilità. I Comuni devono avere più strumenti per controllare i costi dei servizi e per verificare che ciò che viene pagato dai cittadini corrisponda alla qualità del servizio ricevuto. L’autonomia non può significare soltanto avere più responsabilità da gestire: deve significare anche avere più capacità di decidere».
Infine, Patto per il Nord chiede che l’evoluzione della tariffazione puntuale venga accompagnata da dati pubblici e confrontabili tra i diversi territori, così da poter verificare quali sistemi funzionino meglio.
«Non siamo contro gli investimenti, contro la qualità del servizio o contro la raccolta differenziata. Siamo per un sistema nel quale chi si comporta meglio venga premiato e nel quale ogni euro pagato dai cittadini sia tracciabile e comprensibile. La Regione e ATERSIR facciano della trasparenza e della responsabilità territoriale il prossimo passo della politica dei rifiuti in Emilia-Romagna», conclude Ghelfi Riad.
Ghelfi RiadSegretario regionale
Patto per il Nord Emilia













