
«In Emilia-Romagna ci si prepara a fare fronte alle 212,877 tonnellate di rifiuti urbani in più, che sono stati prodotti (con 118mila e 616 tonnellate di “indifferenziata” in più). Non fa eccezione Modena, che manderà all’inceneritore cittadino, di via Cavazza, una quota superiore al previsto di rifiuti, dopo che gli amministratori locali e regionali si erano affrettati a dire che i parametri di differenziazione per il 2030 erano già stati ampiamente raggiunti. Vogliamo che qualcuno spieghi i motivi di questo fatto.» Anticipa così la prossima interrogazione diretta all’Assemblea legislativa, il consigliere regionale Ln Stefano Bargi, al quale non è piaciuto il cambio di rotta degli amministratori, locali e regionali. I quali, soltanto alcuni giorni fa, avevano sbandierato dati incoraggianti sulla raccolta differenziata, tali da indurre a pensare che gli stringenti obiettivi previsti entro il 2030 fossero già stati raggiunti. Niente di più sbagliato, invece. Visto che quasi nessuna provincia rispetterà questo tetto: «Soltanto a Modena – sottolinea Bargi – si assisterà ad un aumento della quota di rifiuti destinata all’inceneritore, da 180mila a 210mila tonnellate. L’assessore regionale all’Ambiente, Paola Gazzolo, ha parlato in commissione di un aumento “temporaneo” di queste quantità di rifiuti, dal Piacentino al Reggiano, dal Modenese a Ferrara, senza precisare però le cause di questo sforamento. Nonostante l’impegno dei cittadini, il sistema di differenziazione regionale sembra mostrare tutte le sue pecche – attacca Bargi – se quest’anno si stima un aumento dell’1,1% della produzione di rifiuti solidi urbani, rispetto all’anno precedente. Chiederemo all’assessore Gazzolo di riferire in aula sull’accaduto, per spiegarci se la causa di questo sforamento è legato ad un problema nel sistema di raccolta, oppure a previsioni (troppo ottimistiche?) che sono risultate sbagliate.»
Ufficio stampa Gruppo Lega Nord Emilia e Romagna













