stefano BARGI
Sono trascorsi 15 anni da quanto la Cina è entrata nel WTO, ma molto resta da fare perché la Repubblica Popolare Cinese rispetti realmente le regole del libero mercato. A queste condizioni, senza il rispetto di requisiti fondamentali, l’economia dei paesi membri è a rischio. A dirlo sono Stefano Bargi, ed il resto del gruppo consigliare regionale della Lega Nord, i quali chiedono una presa di posizione da parte della Regione. «E’ quanto mai urgente intervenire – dicono Bargi e la Lega Nord – perché uno studio dell’Economy Policy Institute riporta che, riconoscendo lo status di economia di mercato alla Cina, e venendo meno gli attuali dazi anti-dumping, il tutto costerebbe uno o due punti percentuali del Pil europeo.» Drammatiche anche le conseguenze per l’occupazione, che vedrebbe una crescita tra 1,7 e 3,5 milioni di disoccupati. Ad essere maggiormente a rischio, secondo il Carroccio, economie come quella italiana, tradizionalmente manifatturiera. In particolare alcuni settori, come quello delle ceramiche (che produce in Italia 5,7 miliardi di indotto, con 25mila occupati), il quale vanta in realtà come il Sassolese un distretto di eccellenza. «La Ue, finora, non ha preso posizione – dice Bargi – nonostante vi siano state varie manifestazioni a Bruxelles, da parte di associazioni di categoria e sindacali, del settore della piastrella e del ferro.» Anche perché, la concessione dello status di economia di mercato alla Cina, «svuoterebbe di significato i dazi anti-dumping attualmente in vigore – sottolinea Bargi –. Chiediamo, per questi motivi, alla Giunta regionale e al suo presidente Bonaccini (che è anche presidente della conferenza Stato-Regioni) di adoperarsi nei confronti del Governo e dell’Ue, affinché non sia concesso questo status all’economia cinese, e perché siano rinnovati – anche dopo settembre – i dazi anti-dumping, al fine di tutelare il settore ceramico e i suoi livelli occupazionali.»

Gruppo Lega Nord Emilia-Romagna