vespa del castagno
Da quando ha fatto la sua comparsa il Piemonte, la cosiddetta “vespa del castagno” ha proliferato rapidamente in tutto l’Appennino emiliano. Il segnale di comparsa della malattia nel castagno sono dei tondeggianti ingrossamenti sui germogli, in cui la larva di questa specie, appartenente agli imenotteri, prolifica. La Regione è intervenuta con il Piano del settore castanicolo 2010-2013: trattamenti per lo più di natura biologica, che però non sembrano aver sortito particolare effetto, per questo parassitoide privo di nemici naturali. «Eppure, questo insetto è particolarmente dannoso, per il castagno ed altre specie affini, a causa del veloce deperimento delle piante che attacca», avvertono Stefano Bargi e il resto del gruppo regionale della Lega Nord. Perché il problema è serio: la rapida diffusione, l’assenza di nemici naturali, l’impossibilità di poter intervenire con trattamenti insetticidi, ha diffuso la “vespa del castagno” in tutta la regione, anche in aree distanti tra loro. «Questo parassita – avverte la Lega Nord – rischia di mettere a repentaglio i castagni di tutto l’Appennino modenese e reggiano, piantumato di questi alberi nel XII secolo da Matilde di Canossa. Occorre predisporre idonei laboratori, con personale qualificato, per difendere il castagno e il patrimonio (anche storico) della montagna emiliana.» Secondo dati diffusi dal Consorzio fitosanitario dell’Emilia-Romagna, i casi riscontrati toccano le zone di Carpineti (Re), Castelnuono ne’ Monti (Re), Pavullo e Sassuolo nella provincia di Modena, Loiano (Bo) e Santa Sofia (Fc). In Piemonte, dove “l’epidemia” si è diffusa prima che in altre zone, si è raggiunto una sorta di equilibrio tra le piante e la “coesistenza” con l’infestante, solo dopo 6-7 anni di lotta senza quartiere al parassita. «Per questo – dicono Bargi e gli altri consiglieri della Lega – occorre capire quali urgenti misure la Regione intenda intraprendere e, tramite un’interrogazione, chiederemo alla Giunta se siano state fatte convenzioni tra Regione e consorzi di castanicoltori e quali siano stati i veri risultati della lotta “biologica” alla vespa del castagno, nel 2014. Infine, in base a questi dati, quali e quante risorse siano state stanziate per il settore nel 2015.»