
Il fenomeno è esploso soltanto nelle ultime settimane, con le note vicende dell’inchiesta in Emilia e delle infiltrazioni da parte delle mafie. Fenomeno apparentemente non nuovo, visto che pare consolidato negli ultimi 25 anni, in cui la N’Drangheta si è spesso presentata, non con la minaccia delle armi, ma col volto di sedicenti personaggi in doppio petto interessati agli appalti. Stefano Bargi, reduce dal convegno cui ha preso parte a Finale Emilia, una delle zone colpite dall’inchiesta, ricorda che «a volte, parlando della presenza della mafia nella nostra terra, sembriamo descrivere un fenomeno autoctono, ma ci tengo a precisare che si tratta di una realtà importata, non sorta tra la nostra gente, ma che di fatto ci ha infettato anno dopo anno e che oggi sta emergendo fortemente ed è sotto gli occhi di tutti. A questo punto – spiega Bargi – il fenomeno va contrastato duramente, due idee sorte ascoltando gli interventi al convegno da inoltrare alla nostra Regione: iniziative di collaborazione e integrazione tra le forze dell’ordine e le loro banche dati; e attraverso la formazione specifica degli agenti di Polizia Locale sul controllo degli appalti e cantieri che sono il settore che fa più gola alla mafia. La volontà di agire e reagire al fenomeno deve essere l’input che può spingere ad azioni efficaci di contrasto al dilagare di questa, ormai tristemente nota, realtà. Ci auguriamo, come Lega Nord, che le autorità recepiscano il messaggio.»













