
Sento forte il dovere di esprimere il mio pensiero, circa l’attuale situazione politica che non può prescindere dal prendere in esame la recente crisi politica, che ha visto mutare le forze di maggioranza e di governo con l’avvicendarsi del PD al posto della Lega, né tantomeno non può non tenere conto delle ultime decisioni, prese prima da Calenda, poi da Richetti e infine da Renzi. Scelte che contribuiscono, soprattutto quella del senatore semplice di Scandicci, a mutare in modo considerevole lo scenario politico nell’area riformista e del centro sinistra più in generale.
Si apre così la riflessione di Lapo Secciani, classe 1982, imprenditore (ha fondato la LS Nutraceutici) attualmente presidente CNA Sassuolo che affida ad innovatalk di magazine di Fondazione Ora! una riflessione da uomo di impresa più che da rappresentate di categoria, da esponente di quella società civile spesso ammiccata dai discorsi politici.
Io, che appartengo a quella generazione di 30-40enni, che da anni ormai vive del proprio lavoro, che sente sulle proprie spalle tutto il peso di questa crisi, che nonostante tutto non si arrende e cerca di costruire un futuro migliore, non riesco più ad accettare tutto questo da una politica che dovrebbe avere il compito di guidare (le masse) e non di inseguire (il consenso).
Questa non è la politica che ci meritiamo, come Persone e come Paese.Al Paese serve ritrovare quella sobrietà tipica di chi lascia che sia il proprio lavoro a parlare, serve ripartire da Persone che prediligano il Fare e l’Essere al dire e all’apparire.
Credo fermamente che serva ripartire dalla capacità di lasciarsi contaminare, tra generazioni, tra esperienze, tra vissuto; certo che questa contaminazione possa essere la vera chiave per far ripartire l’Italia, attraverso la competenza, la voglia di fare, il talento e la passione.
Si deve abbandonare la ricerca ossessiva del leaderismo, dell’uomo forte e iniziare a credere che la forza di un’azione politica risieda nella pluralità delle Persone, delle loro idee, del loro vissuto.
Vorrei vedere una politica che, in contrapposizione a slogan, a personalismi ed egoismi, sia propositiva e utile, inclusiva e capace di unire le Persone (con le loro diversità) non contro un nemico, ma intorno a un’idea di Paese moderno, tecnologico, green, snello, veloce, equo e aperto.
Mi auguro, come imprenditore, come uomo della società civile, che possa iniziare presto, conclusa la stagione della rottamazione, dei vaffaday e della spasmodica ricerca del consenso e di visibilità, iniziare in silenzio una stagione del Fare, dell’evoluzione e della contaminazione.
Lo chiedono tutti italiani che lasciano parlare quotidianamente il proprio lavoro, che si guadagnano da vivere grazie al sudore della propria fronte.
Serve che la Politica faccia questo passo deciso in avanti altrimenti è giunto il momento di farci carico del nostro ruolo sociale e essere Noi, generazione 30-40 anni, a giocare questa partita, perché non possiamo più permettere di far vincere questa partita a chi gioca con il nostro futuro e con il futuro del nostro Paese.













