Cronaca di una morte annunciata. Il Sassuolo retrocede, finisce un’agonia senza fine; tutto l’ambiente a credere in una salvezza, continuamente inseguita a parole, ma puntualmente smentita con prestazioni senza mordente. Talvolta inguardabili, come sempre privi di carattere ed animosità.
“Noi senza furore agonistico” esordisce Ballardini commentando la partita; conferenza blindata, evitate le domande scomode. Un autentico disastro. Una squadra senza spirito, ennesima figuraccia; come sempre un gruppo di giocatori inoffensivi, innocui. Partita decisiva per il destino dei neroverdi, ancora una volta Sassuolo poco coraggioso e pronto a difendersi; con tutto il rispetto, cosa bisognava salvare. La disposizione di Ferrari e compagni sul terreno di gioco apre la strada a molti dubbi, il prato verde sembrava una distesa troppo ampia da coprire: enormi spazi tra i reparti, scarsa corsa dei neroverdi, interventi tecnici sbagliati, capacità di lettura tattica a dir poco imbarazzante. Assenza totale di anima propositiva, lenti ed impacciati; il problema è che il Sassuolo abbia perso la guerra-salvezza senza mai combattere. Neroverdi ridicoli ed umiliati a più riprese, tante sono le battaglie perse; le poche vittorie si riducono al successo sul Frosinone, immeritato e colto più per demeriti altrui che per propri meriti e a quello misterioso sull’Inter. Venendo alla gara odierna, una sterilità spaventosa in avanti con Pinamonti e Laurientè isolati e con un centrocampo abile a contenere, ma non certo a proporre. Dentro Racic, giocatore a dir poco bradiposo, in panchina giocatori in grado di dare una scossa come Bajrami e Volpato in primis; ti giochi tutto e come al solito, eviti di giocare. Vedere Laurientè in varie circostanze provare ad andare in profondità attraverso il ricorso a palloni da lui stesso lanciati è il segnale inequivocabile del fallimento di Ballardini a livello tecnico, senza SE e senza MA. Anche nella conferenza post gara di oggi, l’allenatore neroverde ha provato una difesa parlando di blocco mentale, peccato sia così dall’avvento del tecnico ravennate; siamo di fronte, ad una patologia bella e buona: serve uno sciamano. Delle sostituzioni ne vogliamo parlare? Alla faccia dell’aggressività, altro che coperta corta; invece di dare un impulso alla squadra, brillante idea di inserire Obiang; tolto Racic, per volere divino, un’altra zavorra in campo. In precedenza tolto dal campo Missori, il meno peggio sul terreno di gioco tra i neroverdi di movimento, per far posto a Defrel; un errore tattico a dir poco grossolano, mister Ranieri, da quelle parti, ha inserito Luvumbo e sono stati dolori. Ballardini, continua a parlare di valori, qualcuno dica lui che siamo matematicamente in B; delusi ed ingannati più volte. Tante promesse, una sorta di auto-proclamazione con scuse e giustificazioni sempre pronte, di quanto detto si è intravisto pochissimo. I suoi ragazzi saranno anche professionisti seri, ma arrivare sempre dopo sulle palle vaganti e contese è indice di una condizione atletica altamente insufficiente anche ci fossero le buone intenzioni. A fine partita il coach neroverde non è andato a salutare la curva, ognuno è libero di agire come maggiormente ritenga opportuno; però, le solite frasi fatte in sala stampa. La favola Sassuolo in purgatorio, sulla troppa pubblicità ingannevole pro neroverdi, stendiamo un velo pietoso. Semplicemente una squadra senza identità che, pur non meritando la permanenza in serie A, ha gettato al vento numerose possibilità di salvezza. Il cambio di guida tecnica si è rivelato una sciagura, la fotocopia perfetta del maldestro e goffo intervento di Kumbulla che ha portato al rigore per gli isolani: Sassuolo né gazzella, né leone. La formazione neroverde ha decretato di lasciarsi “morire”, un’auto-distruzione senza lottare, un chiaro suicidio; cadere così è doloroso, a poco servirà il paracadute finanziario per la retrocessione. Non credo sia un problema di denaro, ma di dignità; retrocedere in modo così meschino è un oltraggio alla memoria di chi tanto ha creato.
Con Giorgio ed Adriana, sicuri di non fare queste figure grottesche e al limite della vergogna. D’accordo è pur sempre uno sport, ma una passione in grado di muovere business ed interessi meriterebbe altro. Domenica 26 maggio ore 15 ultima giornata in trasferta contro la Lazio, finisce un capitolo durato 11 stagioni intense ed emozionanti; adesso, futuro misterioso













