Non è la prima volta che assistiamo, increduli e sorpresi, all’ondata di commenti contro il mosaico  Sassuolo Calcio nelle sue diverse tessere. Attacchi gratuiti contro una società senza storia, nei confronti di una tifoseria definita “ridicola” e di una campagna acquisti non all’altezza. Un clima in cui, tra sadismo e  presunzione, si crede di essere depositari della verità, in merito alle ombre misteriose che aleggiano sul destino neroverde; non si tratta di prendere le difese del club o di qualche suo rappresentante. In questo senso, sono stati commessi degli errori; il tutto acuito, non dimentichiamolo mai, dall’assenza del giocatore tecnicamente più dotato oltre ad essere leader e trascinatore, ovvero Berardi. Gli imprevisti, certo, fanno parte del gioco, ma, queste attenzioni “subdole” esasperano animi, probabilmente frustrati; allora, via agli sfottò all’indirizzo di Berardi e Carnevali, facendo riferimento al mancato trasferimento a Torino, sponda bianconera. Si riduce tutto agli interessi e al gioco delle plusvalenze, come se, il senso di appartenenza ai colori neroverdi fosse un optional, dimenticando il fatto che una cittadina di 41 mila abitanti abbia tre rappresentative nei rispettivi campionati nazionali. Detto questo, la salvezza non è un miraggio; sui social corre la cronaca di una morte annunciata da scelte azzardate, staremo a vedere. Si celebrano i funerali di un modello calcistico, ammirato ed apprezzato, ora deriso e sbeffeggiato; si prospetta la fine della favola Sassuolo. Le parole pronunciate da mister Ballardini, al termine della meritata sconfitta interna contro il Lecce, fanno ben sperare; l’allenatore neroverde crede nei valori della famiglia Sassuolo, oltre al denaro c’è molto di più. Metterci la faccia sempre, anche quando tutto pare nero all’orizzonte, è stata da sempre una prerogativa di forza del club; la scalata pare proibitiva, Sassuolo pedala