Angela Merkel non riusciva a staccare gli occhi dalla «Primavera» del Botticelli. Il cancelliere tedesco, la donna più potente del mondo, ha raccontato dopo il vertice con il premier Matteo Renzi di essersi sentita piccola davanti alle opere d’arte proposte nella galleria degli Uffizi e a Palazzo Vecchio. Firenze è sinonimo di bellezza da sempre. Un brand vincente. Che la famiglia Della Valle ha voluto abbinare ai colori viola della squadra di calcio. «Caro Montella, il suo primo successo dovrà essere quello di riportare la gente allo stadio. Vogliamo una squadra che diverta, che abbia un suo stile. Bella, insomma», spiegarono nel giugno del 2012 i proprietari del club al nuovo allenatore. E pazienza se bellezza e pallone non sempre vanno d’accordo. La Fiorentina di Montella ha centrato l’obiettivo. Ha difeso l’idea di un centrocampo senza incontristi (Pizarro e Borja Valero sono stati i profeti del nuovo verbo) e non ha cambiato rotta neppure dopo la partenza di Cuadrado. Uno che da solo valeva il prezzo del biglietto. Anzi, l’addio al campione colombiano ha indotto il tecnico a esasperare l’idea della qualità al potere. La vittoria contro l’Atalanta è figlia di un progetto tattico nuovo (dal 3-5-1-1 al 4-3-2-1) che prevede due uomini tutta fantasia dietro al panzer ritrovato Mario Gomez. Stavolta è toccato agli ultimi arrivati, Alessandro Diamanti e Mohamed Salah, gente dal piede delicato, divertire e creare emozioni. Tra un mese entrerà in scena, finalmente, anche Pepito Rossi e, in futuro, la società viola si aspetta magie da un altro giovane talento della rosa viola: Federico Bernardeschi.
Per dare forza a questa sfida la Fiorentina ora ha bisogno di vincere qualcosa. Quindici anni di gestione Della Valle hanno prodotto tanti elogi ma nessun titolo. Montella non ha nessuna intenzione di rinunciare all’assalto al terzo posto che vale i preliminari di Champions. Ma Europa League e Coppa Italia sono obiettivi di pari importanza. Certo, la strada è tutta in salita. I viola affronteranno la Juventus in semifinale di Coppa Italia e lo scatenato Tottenham nei sedicesimi di Europa League. Ma Gomez e compagni hanno fatto il pieno di autostima e ora sono convinti di poter andare fino in fondo proprio mettendo sulla bilancia un calcio che è un po’ meno tiki-taka ma sempre qualità allo stato puro. Una filosofia che ha portato la squadra di Montella a iscrivere ben diciannove giocatori nel tabellino dei marcatori perché questa Fiorentina mette tutti nelle condizioni di arrivare al gol.













