“Di Castori non ne voglio più sentire parlare. Io sono Sannino”. Parlare in questi termini soprattutto dopo l’ennesima sconfitta del Carpi denota una supponenza che non ci pare l’atteggiamento giusto per cercare di ricucire i rapporti con una tifoseria che ha fischiato mostrando il proprio disappunto. Ergersi ad eroe parlando di impresa per esaltare la propria figura, limitando continuamente lo spessore della propria squadra, non ci sembra il modo per dimostrare il bene verso Carpi e la sua gente. Continuare a sminuire la figura di un allenatore che ha regalato una favola entusiasmante a tutta la città dei Pio proiettandola nel grande calcio è un’operazione comunque sbagliata: non si vuole fare i censori, non è una questione di buone maniere e non vogliamo essere moralisti, però e qui sta il punto: quell’arroganza caro comandante deve portare a quel qualcosa in più che lei ha sempre detto di poter dare a questa squadra rispetto al predecessore. Invece, solo sfuriate fini a sé stesse per ribadire quella superiorità tattica che per il momento non ha dimostrato; la gente ha digerito a fatica l’esonero di Castori, non vogliamo dubitare sulle sue qualità, per il momento quella sicurezza sfacciata di poter operare il cambio di passo ha lasciato il posto a prestazioni poco convincenti. Il tecnico della neopromossa aveva esaltato il primo successo in serie A contro il Torino, ora per ribadire la prova straordinaria dei suoi contro il Bologna il mister vesuviano afferma che contro i felsinei il suo Carpi è stato meglio che contro i granata. Ritrattare e fare marcia indietro non sono sintomo di quella genuinità e di quella schiettezza che i sostenitori del Carpi vogliono…
“La squadra vuole rimanere in serie A” ha precisato Sannino, ma questo da buon napoletano sa tanto di segreto di Pulcinella: per fare punti non serve alzare la voce, il più forte non ha bisogno di gridare la propria superiorità perché sono i risultati a dare a lui ragione. Mancano i punti e il rapporto con la tifoseria è ai minimi termini: diciamolo francamente, i fischi del Braglia in grande misura erano per lei… Per chi come il sottoscritto ha vissuto la vicenda Malesani in prima persona molte sono le analogie; grande differenza è che una partita lei l’ha vinta e che ha ancora le sue carte per cambiare il finalecastoriiiiiiiii