

“Il mio impegno nasce dalla voglia di aiutare il prossimo a non commettere i miei errori: ho vissuto la spiritualità come una coercizione mentale, ho subito forme di imposizione; una sottomissione che non può essere accettata in nome della libertà”. Parole forti, quelle di Rocco Politi ex anziano della congregazione religiosa “Testimoni di Geova” che precisa:”Sono fuoriuscito da questa organizzazione: non mi muove lo spirito di rivalsa, bensì il desiderio di fare comprendere i meccanismi “perversi” che regolano da un punto di vista gestionale e organizzativo questo movimento – continua -la mia non è una guerra di religione, ognuno ha il suo credo ma quando una dottrina finisce per “manipolare” ogni aspetto della propria esistenza allora si diventa schiavi di certe tendenze e succubi di fatalismi e verità di comodo; ero un robot con licenza di istruire alla paura attraverso previsioni catastrofiche o eventi travolgenti – aggiunge – avevo perso la forza di scegliere e di decidere, in nome di una verità frutto di una struttura appositamente costruita ed artefatta: non c’è bisogno di tradurre le scritture a proprio piacimento, a questo proposito ricordo un versetto cattolico tremendamente bello e vero:Il Signore ha posto la sua parola nel cuore di ogni uomo”. Quella che il nostro interlocutore critica è la scala gerarchica della congregazione cui apparteneva:”La fede è altruismo, solidarietà e amore invece ti ritrovi a scalare posizioni in una visione di puro egoismo in cui c’è spazio solo per chi la pensa come te e devi fornire la tua visione apocalittica della vita: tutto diventa paura, allora devi uniformarti perdendo controllo e consapevolezza”. Il racconto di Politi è ricco di precisazioni: numeri e dati rafforzano il contenuto di quelle affermazioni, sono decine le persone che quotidianamente si rivolgono al suo sodalizio per ricevere aiuto e sostegno. Su questo punto, lo stesso chiarisce:”Nel 2012 ho dato vita a Quo Vadis, un’associazione di promozione sociale, per combattere queste atroci situazioni generate da movimenti in grado di influire negativamente nell’esistenza di un individuo: dottrine di vita che segnano la morte sociale di una persona che smarrisce a poco a poco il contatto col mondo in una visione di isolamento, in un mix di superbia e sudditanza nella convinzione di difendere una verità che in realtà è un’idea creata ad hoc. In 5 anni e mezzo il mio gruppo di volontari- puntualizza – ha seguito oltre 42000 richieste d’aiuto, è presente in oltre 60 città italiane e ha aperto anche alcuni punti d’ascolto nel continente europeo: qualcosa si è creato e questo mi soddisfa, ma rimane tanto da fare”. C’è un aspetto che Politi rimarca:”In uno stato di diritto, non è possibile sia consentito a certe organizzazioni di operare agendo in un modo che provoca discriminazione e divisioni: pensate a quante famiglie vivono l’incubo di un fuoriuscito da movimenti gestiti in tale maniera, il dissociato è bersaglio di angherie e minacce che possono portare al suicidio di chi viene continuamente etichettato come cane schifoso, maiale fangoso, cancrena da estirpare e altro ancora – conclude – bisogna colmare attraverso un intervento legislativo ed istituzionale il vuoto normativo e non solo che è presente , non si può assistere a questo funerale quotidiano che è violenza psicologica e fisica: vendere il proprio animo, in nome di una verità che altro non è che un inganno in qualche modo tollerato, non può essere accettato”.
INFO: Quo Vadis a.p.s.392/1539014













