«La sentenza della Corte di Giustizia Europea ha espresso, per una volta, un parere condivisibile. Tracciando un distinguo tra la sfera privata, in cui ciascuno può professare un culto religioso, ed una dimensione pubblica (ancorché riferita ad un’azienda privata; ndr) in cui è legittimo che un’azienda possa decidere di mantenersi neutra rispetto a visioni politiche o religiose, come l’ostentazione di simboli quali il velo islamico.» Parte così, la lettera che il capogruppo regionale della Lega Nord, Alan Fabbri, ha indirizzato come risposta a Yassine Lafram, coordinatore della Comunità islamica di Bologna. «Mi ha fatto piacere che Yassine Lafram mi abbia scritto – ribadisce Fabbri – ma quello che non accetto nella maniera più assoluta è il fatto che i cittadini islamici si chiamino sempre fuori dalle regole del diritto. Non si può ostentare un simbolo cattolico, come il crocifisso o il presepe nelle scuole, per non urtare la loro sensibilità, ma quando una sentenza fa leva sulle regole del vivere in comunità, senza oscurare il proprio volto con un velo, immediatamente la comunità islamica insorge.» Nel sottolineare la contraddizione, Fabbri è affiancato anche dal commissario provinciale della Lega Nord bolognese, Carlo Piastra, che ricorda come «per una volta la Corte di Giustizia Europea si sia espressa con una sentenza di buon senso». Fabbri ricorda però anche che il Paese in cui ora vive Yassine Lafram «ha profonde radici giudaico cristiane. In Occidente, con molta fatica, si sono fatti strada nel corso dei decenni i diritti della donna, ribaditi anche recentemente nella festa dell’8 marzo. Non vediamo – attacca il capogruppo leghista – la stessa attenzione e sensibilità su questi temi, da parte del mondo islamico, e nemmeno quando si tratta di condannare senza “se” e senza “ma” fenomeni terroristici integralisti. Vorremmo che la comunità islamica fosse più attenta su questi temi, non solo quando viene toccata nel vivo da una sentenza che, come fanno gli altri cittadini, andrà rispettata. Il nostro Paese ha le sue regole, con i propri valori e i convincimenti del mondo occidentale. Chi intende rispettarli, è accolto a braccia aperte, chi non li accetta, può tornarsene da dove è venuto!»

Ufficio Stampa Lega Nord Emilia-Romagna
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La lettera inviata dalla Comunità islamica di Bologna al capogruppo regionale Lega Nord, Alan Fabbri.

Il CIB – Comunità Islamica di Bologna vuole esprimere il proprio sgomento di fronte alla odierna notizia secondo cui la Corte Europea avrebbe sancito che non si tratti di discriminazione il vietare ad una impiegata di religione islamica, in un contesto di azienda privata, indossare il velo.
Troviamo che sia un precedente gravissimo che lede fortemente le libertà e i diritti delle donne europee musulmane alle quali questo divieto costituirebbe un ostacolo al loro naturale inserimento sociale e lavorativo nella comunità europea.
Crediamo che sia fuorviante e quanto più ambiguo vestire tale discriminazione religiosa con l’abito della libertà dei datori di lavoro di assumere e licenziare dipendenti secondo questo criterio che non tiene conto ne’ delle competenze ne’ tanto meno della formazione delle donne interessate.
Reputiamo che la sentenza della Corte Europea leda fortemente anche il principio di laicità secondo cui in un ambiente confessionalmente neutro tutti avrebbero e hanno il diritto di esprimere la propria identità foss’anche religiosa, rispettando naturalmente le regole basi del riconoscimento individuale.

Lafram Yassine
Coordinatore della *Comunità Islamica di Bologna*