I rincari sensibili delle materie prime, con il costo del ferro e dell’acciaio tondo per cemento armato saliti del 117% dall’inizio dell’anno, rischiano di compromettere i benefici del recovery plan e di mettere in stallo il settore dell’edilizia che puntava sul proprio rilancio grazie al Superbonus 110%. L’apprezzamento a doppia cifra delle materie prime potrebbe avere ricadute ancor più pesanti sul sistema dei distretti modenesi che, a causa delle dimensioni aziendali, per lo più micro e piccole imprese, presentano un’economia di scala non adeguato ad ammortizzare l’aumento dei costi e pertanto rischiano la chiusura. Senza contare come il Sistema-Modena presenti peculiarità di lavorazioni e trasformazione dei materiali molto ancorati ai mercati esteri ed extra-Ue, pertanto a rischio dazi doganali. Da qui la necessità di scongiurare questo rischio, approntando rimedi immediati’. Così il consigliere regionale modenese della Lega, Stefano Bargi, e Tullio Ori, responsabile provinciale attività produttive Lega.

Sul tema, la settimana scorsa la Regione ha approvato una Risoluzione proposta della Lega che impegna la Giunta di viale Aldo Moro a ‘rimodellare e ad adeguare i prezziari Dei visto e considerato che l’aumento del costo delle materie prime mette a serio rischio non solo i cantieri Superbonus 110% ma anche quelli pubblici”. Bargi sottolinea infatti che ‘alcuni dei principali materiali da costruzione hanno avuto incrementi che vanno ben oltre l’alea contrattuale, travalicando le normali fluttuazioni di mercato, e tali da compromettere la regolare esecuzione dei lavori affidati”.