Scarcerato Ibrahim Abu Raxxa, il 52 enne dipendente della ABSPP, Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, accusato di favorire il finanziamento di Hanas: il Tribunale del Riesame di Genova ha accolto il ricorso per tre indagati, fra cui Rawwa, mentre ha confermato il carcere per quattro persone. Rivista quindi la posizione del 52 enne residente a Sassuolo in via Montale, durante un blitz, il 27 dicembre scorso, furono ritrovati nel garage dell’alloggio 560 mila euro. L’impianto accusatorio, ha in qualche modo ceduto alle richieste dei legali dei diversi imputati: gli avvocati difensori hanno considerato la documentazione di intelligence israeliana, su cui poggia l’accusa, non utilizzabile in quanto ” la tesi accusatoria si fonda su sistemi legati ai servizi di sicurezza, che operano sotto il diretto controllo dell’esecutivo e all’interno di una logica dichiaratamente bellica”. Bisognerà valutare le motivazioni del Riesame che saranno depositate entro trenta giorni; rimane rinchiuso nella Casa Circondariale di Terni, Mohammad Hannoun 63 anni, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, attivista palestinese e principale indagato nell’inchiesta. Sicuramente una vittoria, seppur parziale, del diritto sulle logiche militari: una lotta al terrorismo che va condotta lontano da contaminazioni politiche e militari; regole e leggi contro le strumentalizzazioni di documentazione di guerra. Quanto accaduto non può essere ricondotto all’insediamento di un luogo di culto presso I Quadrati, ma certamente potrebbe segnare un punto a favore della creazione di un centro di preghiera all’interno del Centro polifunzionale Al Medina. In questo senso, le pressioni mediatiche e l’opinione pubblica, dal momento che l’accusa di finanziare il Movimento di resistenza islamica per Raww è caduta, allenteranno la morsa favorendo un clima più propenso al dialogo e all’incontro. Rawwa non ha alcun legame con i finanziamenti ad Hamas e questo ci rincuora, considerati i rapporti dello stesso con gli ambienti islamici a Sassuolo, ma in eguale modo sono da evitare facili considerazioni faziose ed interessate, legate alla validità degli aiuti pro Palestina: il pericolo è di considerare l’innocenza di Rawwa, come strumento per imporre la creazione di una “MOSCHEA” a Sassuolo. Evitiamo di confondere, la scarcerazione come segnale della sbagliata diffidenza nei confronti degli islamici; il problema non nasce da sensazioni, da una più o meno accesa disponibilità al confronto, né da uno sterile buonismo ma da una conclamata contrarietà a leggi e regolamenti. Manca un’intesa tra Islam e Stato italiano e ogni concessione, in tal senso, è al di fuori di ogni contesto giuridico, ogni valutazione è out. Libertà di professare il proprio credo va rispettata e garantita, sempre e comunque, ma senza doveri esistono dei diritti?













