“Punti nascita, noi non molliamo. La Lega ha presentato una risoluzione per chiedere alla Regione di rivedere le proprie decisioni alla luce dell’esempio del Comune trentino di Cavalese, che dopo essere stato vittima di tagli e chiusure ha ottenuto il via libera per la riapertura dal Punto Nascite, grazie ad un gioco di squadra fra ministero della Salute, amministrazione provinciale autonoma e amministrazioni locali trentine. Siamo certi che anche i punti nascita del nostro Appennino meritano la stessa attenzione: chiediamo alla Regione di fare squadra per dare ai cittadini e al territorio un’altra possibilità nella battaglia per una sanità pubblica adeguata”.

Il consigliere regionale della Lega Nord, Stefano Bargi, va in pressing sulla Giunta regionale, con una Risoluzione che impegna il governo di viale Aldo Moro “a prendere in considerazione le valutazioni che hanno portato il Comitato percorso nascita nazionale a dare parere favorevole alla riapertura del Punto nascite di Cavalese (Trento) al fine di ripresentare allo stesso Comitato una nuova richiesta di deroga finalizzata a far riprendere l’attività ai reparti di neonatologia degli ospedali di Borgo Val di Taro, Castelnovo Monti e Pavullo nel Frignano, chiusi da ottobre 2017”.

La situazione dei Punti Nascite dell’Appennino Emiliano è analoga a quella di tante altre strutture sanitarie di quello stesso tipo presenti in varie realtà montane, in particolare sulle Alpi. In data 9 Ottobre 2018 il Comitato Percorso nascita nazionale ha deciso la riapertura del punto nascite dell’Ospedale di Cavalese, in provincia di Trento, attraverso un percorso comune tra Ministero della Salute, Amministrazione provinciale autonoma e Amministrazioni locali trentine.

“La chiusura dei tre Punti nascite emiliani, oltre a lasciare completamente scoperto tutto il territorio montano regionale di strutture ospedaliere dove poter far nascere i bambini, comporta per numerose partorienti e loro famiglie la difficoltà di dover percorrere distanze fino a 90 minuti di viaggio per raggiungere i nosocomi più vicini, con gravi ed evidenti rischi sia per la partoriente che per il nascituro” spiega il consigliere del Carroccio.

“Siamo convinti che le valutazioni che hanno portato alla riapertura del Punto nascite di Cavalese potrebbero, con molte probabilità, essere riferite anche alle neonatologie chiuse sull’Appennino emiliano, che potrebbero dunque essere inserite in una nuova richiesta di deroga presentata dalla Regione Emilia-Romagna per indurre il Comitato Percorso nascita nazionale a riconsiderare il parere espresso e, dunque, portare alla riapertura” chiosa il leghista.