Condannato a 18 mesi di carcere un 57enne tunisino che nel marzo 2011 aveva chiuso in casa con la chiave le due figlie, di 21 e 16 anni all’epoca dei fatti, condizionando la loro libertà. Il pm aveva chiesto 36 mesi di reclusione, richiesta respinta perché le indagini hanno portato ad una realtà diversa da quella ipotizzata in un primo momento. Non si è trattato nello specifico di una pratica figlia di un’idea integralista e l’episodio non è ritenuto riconducibile a una qualche forma di repressione: in sostanza una misura per proteggere e per tutelare una delle due figlie per impedirle di frequentare un ragazzo che nel frattempo è diventato suo marito. Per quanto avvenuto non si può parlare di forme di segregazione che trovino un qualche legame con differenze culturali di matrice islamica: la famiglia si è ben integrata nella realtà locale, nessuna delle donne usa il velo; porta chiusa con un lucchetto, non erano presenti sbarre pertanto le intenzioni del padre non erano quelle di isolare le giovani dal mondo esterno ma in qualche modo si può parlare di autorità protettiva. La madre delle giovani è stata sollevata da qualsiasi responsabilità e quanto accaduto non ha mai comportato l’allontanamento delle ragazze dal nucleo familiare. Una sentenza da valutare esclusivamente nella sua specificità…













