Con l’avvio dei nuovi lavori all’Ospedale Ramazzini di Carpi arriva, di fatto, la conferma che Mirandola resterà un distretto di serie B.
Mentre su Carpi si concentrano investimenti, progettazioni e prospettive future per un grande contenitore, nel territorio dell’Area Nord continuano i rattoppi e le “rinfrescate ai muri”, in attesa di un fantomatico “ospedale unico” che, nei fatti, rischia di significare solo una cosa: un unico ospedale a Carpi e la progressiva scomparsa di Mirandola.
“I progetti dei dirigenti Ausl di Modena sono ormai chiari – dichiara Ori Daniele, responsabile organizzativo del Patto per il Nord Emilia –: guardano a un futuro centralizzato, dove Mirandola finisce sempre più ai margini. È un segnale preoccupante per un territorio che, dopo il sisma, ha già pagato un prezzo altissimo e che oggi vede ridursi, anno dopo anno, reparti, servizi e risorse”.
Il Patto per il Nord Modena ritiene inaccettabile che la sanità dell’Area Nord venga gestita come una periferia sanitaria.
“L’ospedale di Mirandola – afferma Riad Ghelfi, segretario provinciale del Patto per il Nord Modena – non può essere trattato come una struttura di secondo piano: deve tornare ad avere un ruolo centrale nella rete sanitaria provinciale, con investimenti adeguati e una programmazione che garantisca pari dignità ai cittadini di tutto il territorio”.
I cittadini della bassa modenese stanno chiaramente esprimendo la loro contrarietà a questo modello di sviluppo: sempre più persone rinunciano ai servizi pubblici per via delle liste d’attesa interminabili, rivolgendosi invece al privato pur di ricevere cure in tempi ragionevoli.
“L’Area Nord non vuole scomparire – conclude Ori Daniele –: vuole contare. Ed è compito delle istituzioni ascoltare, non archiviare, questa voce”
FOTO SLIDE: Ospedale di Mirandola