Caldo estremo e sicurezza idraulica, Patto per il Nord: «Dalla gestione delle emergenze alla prevenzione. Le risorse devono rimanere nei territori»
 
Ghelfi Riad e Ori Daniele: «Bene i 5,8 milioni stanziati dalla Regione, ma ora serve un piano pluriennale. Non aspettiamo la prossima alluvione»
 
L’Emilia-Romagna sta vivendo una fase di caldo estremo, con il livello di numerosi fiumi e torrenti che si è abbassato significativamente. Una situazione che rappresenta certamente un’emergenza climatica, ma che può e deve diventare anche un’occasione per intervenire sulla sicurezza del territorio e sulla prevenzione del rischio idrogeologico.
 
In questo quadro, Patto per il Nord Emilia guarda con favore al nuovo Piano regionale da oltre 5,8 milioni di euro, destinato a 62 interventi urgenti per la messa in sicurezza del territorio e il ripristino di infrastrutture danneggiate dagli eventi di maltempo del 2025.
 
Per il territorio modenese sono previsti, tra gli altri interventi, 250 mila euro per la messa in sicurezza del bacino difeso dal Canale di San Giovanni a Castelfranco Emilia, mentre altri interventi riguardano il sistema dei Consorzi di Bonifica, con circa 700 mila euro complessivi destinati alle province di Bologna, Modena e Reggio Emilia.
 
«Accogliamo positivamente queste risorse – dichiarano Riad Ghelfi, segretario regionale Patto per il Nord Emilia, e Ori Daniele, responsabile organizzativo Patto per il Nord Emilia – perché ogni investimento destinato alla sicurezza idraulica è un investimento sulla sicurezza dei cittadini, delle imprese, dell’agricoltura e delle nostre infrastrutture».
 
«Ma proprio perché oggi abbiamo condizioni climatiche che rendono più accessibili alcuni corsi d’acqua – proseguono Ghelfi e Ori – dobbiamo chiederci se vogliamo continuare a rincorrere le emergenze oppure se vogliamo finalmente investire con continuità nella prevenzione. Quando le condizioni lo consentono, è necessario programmare, sulla base delle valutazioni degli enti competenti, gli interventi di manutenzione, verificare lo stato di argini e opere idrauliche e intervenire sulle situazioni di criticità».
 
Dopo ogni alluvione, secondo Patto per il Nord, si ripete infatti lo stesso copione: emergenza, richieste di finanziamenti, sopralluoghi e promesse di intervento. Poi, con il passare dei mesi, la manutenzione ordinaria del territorio rischia nuovamente di passare in secondo piano.
 
«Non possiamo permetterci che la sicurezza idraulica venga affrontata soltanto quando l’acqua è già fuori dagli argini – sottolineano Ghelfi e Ori –. La prevenzione si costruisce durante tutto l’anno, attraverso manutenzione, monitoraggio e programmazione. L’attuale situazione climatica deve essere sfruttata per fare quello che spesso diventa molto più difficile durante le emergenze».
 
Per Patto per il Nord serve quindi un piano straordinario e pluriennale per la sicurezza idraulica dell’Emilia-Romagna, con una mappatura delle opere prioritarie, risorse certe, tempi definiti e un cronoprogramma pubblico provincia per provincia.
 
«Vogliamo sapere quali sono le opere ancora necessarie, quali sono state finanziate e quali invece attendono risorse – spiegano Ghelfi e Ori –. Non basta annunciare gli stanziamenti: bisogna arrivare ai cantieri e verificare che gli interventi vengano realizzati nei tempi previsti».
 
Il tema della sicurezza del territorio si collega inoltre, secondo Patto per il Nord, a quello della responsabilità e del federalismo fiscale.
 
«Se chiediamo ai territori di essere responsabili della manutenzione e della sicurezza del proprio territorio – affermano Ghelfi e Ori – dobbiamo anche metterli nelle condizioni di poterlo fare. Una quota maggiore delle risorse prodotte dall’Emilia-Romagna deve rimanere sul territorio e poter essere trasformata in manutenzione, prevenzione, infrastrutture e servizi».
 
«Il federalismo fiscale non significa lasciare soli i territori, ma responsabilizzare chi li amministra e consentire a Comuni, enti territoriali e comunità locali di programmare gli interventi sulla base delle proprie esigenze. Chi conosce il territorio deve avere anche strumenti e risorse adeguati per proteggerlo».
 
«La politica – concludono Ghelfi e Ori – si misura sulla capacità di prevenire, non sulla quantità di conferenze stampa organizzate dopo una calamità. I cittadini emiliano-romagnoli meritano una Regione che lavori prima, non una Regione costretta a intervenire soltanto dopo aver contato i danni».
 
«Bene dunque i 5,8 milioni stanziati oggi, ma facciamo in modo che siano un punto di partenza e non l’ennesima risposta a posteriori. Trasformiamo le condizioni di oggi in un’opportunità per mettere in sicurezza l’Emilia-Romagna di domani»
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