Passo sopra la linea sottile e l’asfalto che caldo che fa

Mi ricorda quell’afa d’estate di spiaggia

E la linea e’ orizzonte più azzurro al di la’.

Non mi lamento e ogni muscolo lento

E’ lui che mi spinge verso il limite estremo

Sono io, e’ tutto vero,

non mi trucco, non c’e’trucco.

 

IO SONO UN PIRATA VERO

E LA BICI

E LA BICI E’ IL MIO VELIERO.

PERCHE’ IO

SONO UN PIRATA VERO

E LA BICI

E LA BICI E’ IL MIO VELIERO

 

Passo oltre la linea sottile del mondo e del mondo al di la’

Sfreccio lungo le strade celesti

Ed il vento che mi spinge non c’e’.

Solo ora mi sento leggero

Gregario di angeli qua

Liberato dai bianchi sigilli

Dei re dimenticati di la’.

 

Il fuoco brucera’ l’albero

Soffiera’ il vento dell’Alpe

E alberi nuovi e sani vinceranno

Pirati nuovi saranno

Con vele piene

Con vene piene

Solo del vento del  mare

Solo del vento del mare

 

IO SONO UN PIRATA VERO

E LA BICI

E LA BICI E’ IL MIO VELIERO………….

Vincere, tutta la vita

Vincere, senza le lacrime, lacrime rosa

Nè velo da sposa.

Vincere, non e’ una gara da vincere

Solo l’amore ci salva gia’

Ci salva gia’.foto

 

Un brano  autenticamente vero quello scritto ed interpretato dalla musicista sassolese Morgana Montermini che in tempi non sospetti dedicò la sua composizione al campione del pedale Marco Pantani. Il pezzo musicale fu composto prima della scoperta della combine di matrice camorristica che di fatto eliminò per doping il Pirata, quindi in questo senso la strofa “Sono io, è tutto vero, non mi trucco, non c’è trucco” suona come un presagio. Il ricordo di quanto accaduto provoca un dolore infinito, ma i fatti sono in grado di restituire i giusti meriti ad un atleta straordinario e soprattutto riabilitano un uomo che ha amato la bicicletta oltre la vita. Giudicare una persona per scelte non è semplice né giusto, non dimentichiamo che per Marco la sua due ruote ha figurato una rivincita dopo tanta sfortuna: un veliero per conquistare nuovi orizzonti, per assaporare il gusto della libertà. A poco a poco si ricompongono le tessere, intrise dei velenosi interessi,  di un puzzle disegnato da una mente diabolica tra inganni e complotti; ecco allora che tutto era preordinato, doping pilotato ad arte: da una parte lo sforzo bionico dello statunitense Lance Armstrong , dall’altra l’umana fragilità di un individuo tradito e colpito al cuore da un mondo cha lo ha amato e poi barbaramente ucciso. Per un attimo c’è solo la voglia di ricordare il sorriso di Marco dopo una delle sue tante imprese quelle in grado di accendere di passione il popolo degli appassionati di ciclismo e non solo: il campione  solcava i cuori della gente come un Pirata doma le onde con l’istinto naturale che rendeva unico il suo sforzo dando un tocco magico ed epico ai suoi assalti. Poi, riecheggiano le parole di mamma Tonina che in occasione della presentazione della composizione musicale( febbraio 2014) andava ripetendo:”.Me  lo hanno ucciso”; si torna alla realtà dipinta dal cuore infranto di una madre, ma quel dolore viscerale incommensurabile è diventato una verità conosciuta da tutti…