“Assoluta contrarietà al disarmo”. Questo il pensiero che serpeggiava nelle decine di intercettazioni nei confronti degli accusati di essere affiliati alla cellula italiana di Hamas; per le associazioni di beneficenza coinvolte, la pace a Gaza, vista come un intralcio alla raccolta fondi per la causa palestinese: in realtà, secondo l’accusa, altro non era che una convinzione per finanziare ed armare il Movimento di resistenza islamica. Intanto si allarga l’inchiesta, sono ad oggi circa 30 gli indagati coinvolti nell’operazione Domino; anche ieri nuove perquisizioni ed il sequestro di altre somme di denaro, per circa due milioni di euro . Oggi, è previsto l’interrogatorio di garanzia di Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, 52 anni, dipendente della Abspp, considerato il referente per il Nordest Italia per la raccolta fondi: nel garage di via Montale a Sassuolo, di proprietà dello stesso, è stata rinvenuta la somma di 560 mila euro e l’uomo dovrà chiarire la sua posizione in merito ai 90 beni immobili a lui intestati dislocati tra le province di Modena (55) e di Reggio Emilia (35): 48 fabbricati tra alloggi e spazi commerciali, 14 autorimesse,8 proprietà tra magazzini, depositi e cantine, 14 appezzamenti agricoli, 5 immobili da ultimare e dunque ancora da delineare ed 1 ufficio. La guerra come causa ed effetto per armare Hamas: si attendono risposte chiare dalle indagini, mentre la difesa degli imputato parla di regia israeliana sulla vicenda













