L’assegnazione di un contributo per la gestione dei locali di proprietà comunale, soldi destinati a laboratorio a vocazione teatrale riaccende i riflettori sulla questione Carani. Il Comune riconoscendo l’importanza delle finalità di aggregazione e di socializzazione connesse al teatrino “Temple Bar” assegnerà con cadenza annuale all’associazione assegnataria la somma di 8.000 euro per un totale di 32.000 euro nell’arco dell’intera durata contrattuale che è di 4 anni a decorrere dall’atto di stipulazione del contratto. Crediamo l’intervento municipale sia mosso da buone intenzioni di promozione sociale e parlando di territorialità l’azione comunale sia volta a sostenere e supportare attività didattiche ed educative. Somme contenute e le finalità sembrano avallare le volontà dell’Amministrazione, il punto è un altro e merita un’analisi diversa. Non si può confondere un Teatro di ben altra natura, di altro spessore come il Carani con qualche palcoscenico improvvisato nei più disparati luoghi sparsi in territorio sassolese; un conto sono le rappresentazioni “locali” e formative messe in campo da associazioni e sodalizi cosa ben diversa un cartellone di spettacoli con artisti di un certo calibro. Questione di programmazione e di un modo differente di intendere la Cultura: quando si vuole affermare che in città esistano altre forme artistiche diverse dal Carani allora inevitabilmente si affrontano strani equilibrismi che alla fine sanno di contentino. Le scelte dell’Amministrazione parlando di altri luoghi d’incontro possono anche definirsi corrette, tutto questo a patto che non si vogliano relazionare certe opzioni con la riapertura del contenitore culturale cittadino: il Carani rimane altro, poi d’accordo si possa parlare di sostenibilità economica e ancora di tutte le difficoltà connesse ad una riapertura. Non mischiamo marionette e burattini con la storia artistica del Carani, ben vengano centri giovanili, luoghi di ritrovo o qualunque altra forma alternativa; la verità è che per assecondare le proprie proposte qualcuno voglia mischiare le carte limitando il Carani ad un punto d’incrocio di pensieri e gesti: cosa inaccettabile ripensando al compianto Commendatore Roberto Costi il quale ha speso una vita per dare una struttura ed una dimensione di un certo “Tenore” al complesso di via Mazzini













