Una protesta silenziosa, pacifica è andata in scena nel tardo pomeriggio odierno nel cuore cittadino di Sassuolo: un dissenso civile quello cui hanno preso parte principalmente ristoratori ed esercenti di bar e caffetterie.Una piazza che non ha intonato slogan o innalzato cartelli, i partecipanti alla manifestazione hanno fatto tintinnare le chiavi in loro possesso come segno di essere pronti a consegnare le stesse per l’impossibilità di poter lavorare serenamente.La quiete quasi irreale rotta dalla parola LAVORO: un coro intonato a gran voce per esprimere la contrarietà al decreto ministeriale in tema di Coronavirus che di fatto sancisce la chiusura di punti di ristoro e attività ricreative dopo le ore 18. Diverse persone presenti hanno lamentato misure troppo generalizzate in tema di soluzioni per arginare il contagio: a poco è servito il rispetto dei regolamenti vigenti fino ad oggi, essersi adeguati e aver adottato accorgimenti e dispositivi di protezione si è rivelato inutile. Esercenti vittime di un danno economico al quale si aggiunge la beffa di non avere gli strumenti necessari per far fronte ad una situazione di giorno in giorno sempre più complicata. Il problema da molti sollevato è quello di aver adottato misure non congrue alla realtà del distretto: non si tratta di negare o meno la pericolosità del Covid, ma di aver messo in campo forze, a livello governativo, troppo distanti dal contesto del comprensorio ceramico intorno a Sassuolo. Salute e produttività possono correre parallelamente insieme, il forzare troppo una delle due questioni può annientare l’altra; questo il senso della richiesta a rivedere soluzioni in tema sanitario, le quali rischiano di uccidere l’impiego nel settore della ristorazione e di segnarne un’inevitabile agonia…