“E’ andato in scena un atroce femminicidio, a nulla servono giustificazioni: non ci sono parole”. A parlare è una cara amica di Simonetta Fontana, la 64 enne barbaramente uccisa dalla furia omicida di Nabil, la quale puntualizza:”Sono sconvolta per quanto accaduto, ultimamente il rapporto tra Elisa Mulas e il compagno tunisino si era fortemente incrinato: Simonetta cercava di nascondere il malessere per diverbi e liti tra la figlia e il carnefice ma comunque trapelava una sofferenza per il carattere aggressivo e violento del nordafricano – riferisce- lui leggeva il Corano, ma questo rimane un dettaglio: gesto orribile al di fuori di ogni credenza o religione”. Sull’aspetto legato alle condizioni cliniche del 38 enne maghrebino, la nostra interlocutrice precisa:”L’uomo aveva problemi intestinali per i quali era stato ricoverato ultimamente, ma sono tutte questioni destinate a scomparire dietro l’unico movente che è il risultato di diversi fattori. Bisogna parlare più che di gelosia, di un possesso indiscriminato e di un controllo assoluto di Elisa: il substrato culturale non è causa, forse un aggravante”. La donna, chiarisce:”Questo disprezzo per la vita non può confondersi con alcun comandamento o legge semmai questa strage è maturata a poco a poco nella mente dell’assassino facendo leva sulla disponibilità a giustificare e a tollerare di Elisa come di Simonetta, anzi spesso la mia amica ricuciva i dissapori della coppia, la mattanza si è insinuata nelle fragilità di Elisa, nel bisogno di amore della giovane donna– continua – Nelle ultime settimane Elisa frequentava un altro uomo, questo ha scatenato l’essere virile di Nabil che non ha esitato a cancellare e a distruggere lavando col sangue un affronto per lui imperdonabile – conclude -l’omicida per anni ha vissuto l’affetto e la comprensione di Elisa e della madre instaurando un bel rapporto anche con la figlia avuta da Elisa precedentemente, guadagnandosi stima e protezione poi tutto è cambiato tanto che ultimamente la ragazzina che prima chiamava ” PAPA’ ” il tunisino ora cercava di evitarlo e lo dico, Nabil aveva programmato tutto conoscendo il luogo del massacro e gli spostamenti delle persone sapeva dell’assenza della figlia di Elisa, che ora vive protetta ed assistita in una Casa Famiglia nella provincia bolognese, si è mosso in modo cieco di rabbia e convinto spinto da un furore inqualificabile; la mia amica vittima dell’assassino perchè aveva deciso di ospitare la figlia fuggiasca e la prole, era nelle mire di Nabil tanto che parlare di fatalità è una ferita alla memoria di una donna di grande bontà”
“Nabil si è mosso in maniera chiara e precisa, evitiamo di parlare di reazione o impeto: una furia architettata e studiata”













