Il confronto di ieri sera, andato in scena presso la palestra comunale, ha creato tanti spunti che meritano chiarimenti. Prima di tutto, bisogna creare dei distinguo tra la situazione di Braida oggi e un passato che mette i brividi, non confondere è un atto di verità intellettuale e può fornirci un’immagine reale e non distopica del momento. D’accordo quanto accaduto nel quartiere, vittima di politiche immigratorie sbagliate, è doloroso e assolutamente da condannare senza appello; ma sembrerebbero esserci le condizioni per operare un trasferimento dal centro preghiera di via Cavour al fabbricato, acquistato da Al Medina presso I Quadrati. Nuova location sì, ma tutto dovrà svolgersi nel pieno rispetto di regolamenti e senso civico, ci sono delle regole e vanno seguite. Non tiriamo in ballo, problemi che pur esistono concretamente e mettono a repentaglio la civile convivenza tra popoli: fanatismo religioso e pericolo di un fondamentalismo islamico sono presenti, ma bisogna ricondurre certi quesiti, dimensionando il tutto alla realtà sassolese. Non ci sarà la creazione di una mega moschea, tutto questo riduce enormemente i dubbi legato ad un afflusso importante e a presenze anche di fedeli provenienti da chissà dove; i momenti di preghiera saranno ricompresi in un vasto e variegato programma di attività e servizi. Un insediamento dolce senza attriti, vogliamo credere sarà così; certo, Braida non può e non deva dimenticare gli sforzi e le energie impiegate per riconquistare la propria libertà. Altro quesito riguarda la concessione: accoglienza certo, ma sulla difesa di certi valori legati alla nostra cultura e alla nostra identità non si discute; ospitare, ma mai subire la presenza di chi sarà presente nel complesso I Quadrati. Per evitare fratture e divisioni tra le parti in causa, tutti siamo noi: per il bene comunitario e per il futuro di Sassuolo. Da più parti si è levata la promessa che tutto seguirà un percorso sulla strada dell’educazione e della garanzia di sicurezza; sbagliato fare una caccia alle streghe, per la crescita dobbiamo liberarci di certi fantasmi, ma come non ricordare anni di coprifuoco, sentinelle e di un quartiere tristemente imprigionato? Sono state proposte delle soluzioni perché la nuova destinazione si integri perfettamente con l’ambiente cittadino, speriamo; la possibilità sulla strada della convivenza va fornita, ma, sono diversi i modi di concedere, senza perdere controllo e vigilanza. Con coraggio e responsabilità può offrirsi il consenso a trasferire il centro di preghiera, ma non potranno mancare verifiche ed ispezioni: chi per anni ha vissuto tra aggressioni e spaccio ha il dovere di sapere come stiano le cose e cosa importante rimane intervenire in maniera energica e convinta alle prime avvisaglie di degrado per non ripiombare in un incubo tremendo. Provate a separare la dannosa ed inaccettabile immigrazione che ha reso per anni Braida invivibile ed agonizzante da chi vuole creare un modello di crescita per la collettività, operazione non semplice, ma uno sforzo va tentato. O così, un ponte verso il domani, oppure un muro di diffidenza e di chiusura: altra via non c’è
FOTO SLIDE, Moschea di via Cavour













