TTIP

Non tutto è oro, quello che luccica. Ne sanno qualcosa i comitati, pronti a manifestare a Roma contro il nuovo TTIP (una sigla criptica, che indica il Parternariato Transatlantico tra mercato e investimenti), che dovrebbe gettare le basi per un’area di libero scambio transatlantico, tra Europa e America, che riguarda 800 milioni di consumatori. «Tuttavia, mentre il premier Renzi ha già più volte espresso il suo apprezzamento sul pacchetto di norme, senza che i negoziati siano conclusi, a nostro avviso il TTIP rischia di portare nell’Ue la perdita di molti posti di lavoro e benefici irrisori.» A dirlo sono il consigliere regionale della Ln, Stefano Bargi, ed il resto del gruppo consigliare della Lega, che hanno presentato una risoluzione all’Assemblea legislativa. I motivi della diversa interpretazione, sulla bontà del pacchetto di norme, è giustificata da diversi studi indipendenti, alcuni commissionati dallo stesso Parlamento Europeo. Le ricadute occupazionali potrebbero essere molto gravi, mentre il Pil, in virtù della bozza di accordi, avrebbe un incremento stimabile in alcuni decimali. Per di più, le spinte “globali” rischiano di mettere a repentaglio molte eccellenze emiliano-romagnole, per esempio nei settori agro-alimentare, tessile ed automobilistico. Per esempio, per il fatto che il Nordamerica «non riconoscerebbe le varie indicazioni geografiche regionali (in fatto di prodotti alimentari; ndr) – dice Bargi – penalizzate dal sistema statunitense, che poggia unicamente sui marchi. L’Emilia-Romagna sarà indubbiamente penalizzata dal TTIP, qualora le Indicazioni Geografiche Protette non fossero adeguatamente riconosciute e tutelate anche dalla controparte; tuttavia, l’andamento di tutti i negoziati commerciali condotti dalla Commissione Europea sinora, lascia presagire che il TTIP sarà l’ennesima occasione persa per dirimere definitivamente questo problema.» La Lega chiede che la Regione si ponga come interlocutore (in conferenza Stato-Regioni, ma anche nei confronti di Parlamento e Governo) affinché vi sia una scrupolosa verifica dell’applicazione delle norme. Con i trattati che dovranno – per il Carroccio – essere approvati e ratificati dal Parlamento Ue e da tutti gli Stati membri, mentre si chiede che la Costituzione sia cambiata; «per far sì che la ratifica di trattati europei, sia subordinata all’esito di un referendum popolare sul tema. Per chiedere l’ultima parola ai cittadini.»

Gruppo Lega Nord Emilia-Romagna