La situazione nei Paesi medio-orientali non è di certo delle più tranquille e questo anche a causa dei tanti conflitti interni che vedono contrapposte fazioni completamente differenti. La Siria, in particolare, è al centro di un conflitto iniziato nel 2011 e che va avanti ininterrottamente da ormai cinque anni, contando attualmente più di 220mila vittime e migliaia di profughi. Questo stato di criticità è stato al centro di una relazione che Stefano Vernole, Vicedirettore della rivista di studi geopolitici “Eurasia” ha fatto nel corso di una conviviale del Rotary Club di Sassuolo. “Una guerra iniziata nel 2011 che nel tempo – ha detto in premessa il relatore – è diventata sempre più confusa e complicata e la cui soluzione politica sembra essere ancora lontana nonostante che la Russia abbia iniziato a ridimensionare, a suo tempo tempestivo, intervento militare”. La Siria è uno stato che confina a nord con la Turchia, a est con l’Iraq, a sud con la Giordania e a ovest con Israele e il Libano. Ha la costa ovest sul Mar Mediterraneo, ma non è molto estesa. Tutto ha avuto inizio quando la popolazione manifestò contro il regime del presidente Bashar al-Assad succeduto al padre, e che governa la Siria ininterrottamente dal 2000. “La guerra in Siria – ha evidenziato Vernole – è un groviglio di milizie, fazioni, coalizioni estemporanee. Difficile seguire i mutamenti di alleanze, comprendere gli orientamenti ideologici e gli obiettivi di ciascuna sigla”. In questo caos pesano i ruoli delle grandi potenze: gli Usa con Obama sempre più debole perché in scadenza di mandato e l’Europa sempre più divisa a causa delle sanzioni economiche contro Mosca e il flusso incessante di “migranti”. In maniera molto avventata, l’amministrazione di Obama le ha tentate tutte per porre fine al regime di Assad, proprio come fece con Gheddafi in Libia, senza badare ai cosiddetti “ribelli” ed alla loro affiliazione politica. La Russia, con Putin, e con l’appoggio de cinque Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) impegnata a sconfiggere l’Isis, mantenere al governo Bashar al-Assad e così difendendo non solo la propria base di Tartous ma anche quella di Latakia, sulla costa mediterranea della Siria. Mediterraneo. Ruolo importante nello scacchiere Medio Orientale è quello della Cina. “I suoi progetti sulla Cintura economica della Nuova Via della Seta terrestre e Marittima, la Banca dei BRICS e la sua Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture rappresentano – ha sottolineato Vernole – l’unica reale speranza di rilanciare lo sviluppo mondiale, con benefici enormi per tutti gli scambi commerciali soprattutto nel Medio Oriente. Siria compresa che, secondo i cinesi, potrebbe essere ricostruita in cinque anni”. Sicuramente con l’intervento della Banca di sviluppo Brics. Nel quadro generale si aggiunge il caos immigratorio che rischia di degenerare in conflitti etnici pericolosi e devastanti per tutti. A conclusione della relazione è emerso come guardando alle pseudo-coalizioni o di blocchi fra i “grandi” del pianeta , in Siria pare ne sia nato un altro, che scaturisce dall’attrito fra energia di una caduta libera (Stati Uniti e i loro alleati occidentali) ed energia di una crescita libera (Cina, Russia e i loro Brics, Shangai, alleati regionali). stefano vernole e mario mirabelli