La legge regionale sulle aree idonee per l’installazione degli impianti
di energia rinnovabile è inadeguata
La nostra iniziativa per la transizione energetica per contrastare il
cambiamento climatico, coinvolgendo i cittadini e salvaguardando i
territori, va avanti
Nella giornata di mercoledì 28 maggio l’Assemblea legislativa regionale ha
approvato la legge regionale sulle aree idonee per l’installazione degli impianti di
energia rinnovabile.
Come RECA ( Rete Emergenza Climatica e Ambientale ER) e AMAS
( Assemblea Movimenti Ambientalisti e Sociali) siamo stati impegnati nei mesi
scorsi, sia con il confronto con i capigruppo regionali di maggioranza sia con la
mobiltazione, per modificare la proposta di legge presentata inizialmente con
una serie di proposte precise. Il testo conclusivo emerso dalla discussione
continua, invece, a nostro giudizio, ad essere insufficiente ed inadeguato rispetto
alla possibilità di delineare una traiettoria utile per la transizione ecologica ed
energetica, rispettosa dei cittadini e dei territori.
Abbiamo ben presente che la legge regionale discenda da una legge nazionale
sbagliata, la n.4 del 2026, che affida nei fatti la guida della transizione al mercato e ai
soggetti privati e lascia pochi spazi perché la legislazione regionale possa modificare
radicalmente tale impostazione. Ciò non toglie che la legge regionale appena
approvata non coglie sufficientemente la possibilità di introdurre alcuni vincoli
significativi rispetto a tale scelta e non dà risposte compiute alle istanze che noi
abbiamo avanzato in questi mesi.
In particolare, accanto a diversi altri punti, evidenziamo 4 questioni di fondo sulle
quali la legge regionale non interviene in modo soddisfacente:
– la limitazione della superficie agricola che si può utilizzare per l’installazione
degli impianti. Infatti, se, da una parte, si calcola positivamente la SAU ( Superficie
Agricola Utilizzata) a partire dall’inizio del 2020, e non da adesso in avanti, come
prevedeva il testo iniziale, dall’altra, però, si compie quest’operazione innalzando la
percentuale di SAU che viene portata all’1,5% a livello regionale e al 2,5% a livello
dei singoli Comuni, ben al di là dedlla percentuale dell1% che noi avevamo indicato sia a livello regionale che comunale;
– la salvaguardia delle aree di interesse paesaggistico e naturalistico. Qui, in
particolare per le zone UNESCO, viene giustamente previsto che esse vanno
considerate in modo largo ( comprendendovi le aree cosiddette “buffer” e non solo
quelle cosiddette “core”), ma, nel corso della discussione sono emerse considerazioni
sbagliate da parte di autorevoli componenti della Giunta regionale su una possibile
modifica legislativa da parte del governo nazionale in senso restrittivo, che non
sarebbero viste negativamente dal governo regionale, aprendo possibili scenari che,
ovviamente, destano in noi forti preoccupazioni;
– l’introduzione di alcuni vincoli relativi agli impianti di biometano e
fotovoltaici, che non sono stati presi in considerazione e che, invece, avrebbero
potuto orientarli maggiormente verso l’autoconsumo ed evitare fenomeni di eccessiva
concentrazione degli stessi;
– il tema della partecipazione, che abbiamo sollevato a più riprese e che riteniamo
fondamentale e di cui non v’è traccia sostanziale nel testo della legge. Partecipazione
che, a nostro avviso, si sarebbe dovuta sostanziare sia con la consultazione dei
cittadini prima della decisioni relative all’installazione degli impianti, sia
riconoscendo un ruolo fattivo a Comitati e Associazioni nel corso del processo
decisionale, sia nel monitoraggio della situazione che si sarà realizzata a livello
regionale e comunale.
Insomma, la legge regionale sulle aree idonee non va in modo significativo nella
direzione di limitare il ruolo preminente dei soggetti privati e del mercato nelle
scelte della collocazione degli impianti di energia rinnovabile, come noi abbiamo
rivendicato. Rimane comunque aperta questa possibilità con la predisposizione a
breve di un nuovo Piano Energetico Regionale, che sappia indicare gli obiettivi
della transizione ecologica ed energetica per il prossimo decennio e costruire un reale processo di pianificazione partecipata degli stessi, fondati sull’idea
dell’energia come bene comune. Per quanto ci riguarda, continueremo la nostra iniziativa perché si possa giungere a
questo traguardo, sia approntando proposte specifiche a questo fine, sia con la
mobilitazione sociale.
RETE EMERGENZA CLIMATICA AMBIENTALE ER
ASSEMBLEA MOVIMENTI AMBIENTALISTI E SOCIALI ER
Legge regionale per l’istallazione energia rinnovabile













