CIMG1061
Dall’esondazione del fiume Secchia è passato più di un anno, ma le Istituzioni sono rimaste fin qui pressoché sorde alle richieste della cittadinanza e delle imprese del Modenese (già colpite dal terremoto) di poter ottenere quelle condizioni necessarie a riprendere una vita normale. A dirlo, schierato, è il gruppo regionale della Lega Nord, che ha presentato una risoluzione all’Assemblea regionale firmata da Stefano Bargi, dal capogruppo Alan Fabbri e da Marco Pettazzoni. «Perché queste zone sono state colpite anche dal sisma del 2012, oltreché dall’alluvione (ed alcune sono state recentemente bersagliate anche dal maltempo; ndr). 2800 imprese attendono ancora i contributi derivanti dal dopo-sisma, e solo il 10% avrebbe ottenuto – dicono dalla Lega – la liquidazione integrale a saldo.» La zona emiliana colpita dal terremoto produce il 2% del Pil emiliano e questo significa che mantenendo le risorse prodotte in loco si sarebbe già potuto procedere spediti nella ricostruzione. Invece, a 2 anni e 7 mesi dal sisma, le aziende hanno ricevuto soltanto le briciole dei 6 miliardi e 670 milioni stanziati, complessivamente, da Governo e Ue. «Inoltre – attaccano Bargi e gli altri firmatari del documento – mancano provvedimenti agevolativi (concessi altrove; ndr) a favore di quanti non possono sobbarcarsi la differenza tra le spese ammesse e quelle necessarie per una ricostruzione completa. Rimane necessario un rinvio del pagamento delle imposte – si chiede – fino alla completa ripresa dell’attività produttiva. Diversi comitati locali e il nostro movimento hanno da tempo richiesto la concessione di una No-Tax area per le zone terremotate e alluvionate, mentre la Regione ha sempre respinto questa proposta rifacendosi ad un presunto diniego da parte dell’Unione Europea.» Ora la Lega torna alla carica, per far si che la Regione si faccia carico, nei confronti del Governo, «di una fiscalità di vantaggio, con la creazione di una zona franca per le aree colpite da calamità, riconoscendo anche i cosiddetti “danni indiretti”; ossia, quei danni da mancato fatturato determinati dal terremoto o dall’alluvione, che hanno costretto alla chiusura centinaia di artigiani e liberi professionisti.»