Difficile comprendere la portata e la validità delle ragioni contrapposte che hanno portato alla querelle tra Carpi e Modena sulla chiusura dei cancelli dello stadio Braglia, episodio che ha impedito alla neopromossa di svolgere regolare allenamento. Motivo scatenante sembrerebbe essere quello relativo alla ripartizione delle spese legate alla gestione del Braglia: a questo proposito Caliendo pare abbia chiesto al patron del Carpi , Bonacini, un determinato conto spese, ma dal clan biancorosso hanno detto che tutto era stato già pattuito:quindi niente soldi e da qui la decisione di impedire al Carpi di allenarsi. Il Modena precisa che il manutentore del campo e il Comune, proprietario dello stesso, hanno espressamente richiesto di non utilizzare più il terreno di gioco per gli allenamenti fino a febbraio: di tale richiesta avrebbero informato il Carpi, che però avrebbe fatto orecchie da mercante andando incontro alla chiusura delle porte del Braglia. Poi ci sono le accuse: il Comune punta il dito contro Modena inadempiente , a sua volta la società gialloblu accusa il Carpi di non aver versato la quota di 65mila euro da luglio. Altra questione è quella riguardante la convenzione stipulata tra Comune e Modena Calcio: un’intesa inadeguata a regolare i rapporti, cosa già risaputa da Caliendo e Iacopino, ma ora emergono problematiche già preventivate. Poi ci sono i quesiti giudiziari: al Modena non è piaciuto il fatto che il Carpi abbia sbandierato ai quattro venti le difficoltà finanziarie della società canarina per fare luce sulla vicenda. Al di là di colpe e responsabilità una brutta pagina di sport: un calcio capace di mostrare un materialismo cieco e ridicolo…













