Dopo la prima partecipazione nel 2013, torna a Cersaie nell’ambito del programma culturale ‘costruire abitare pensare’, la progettista brasiliana Carla Juaçaba, con una conferenza – introdotta dallo storico dell’architettura Francesco Dal Co – che si tiene mercoledì 26 settembre alle 16,00 presso la Galleria dell’Architettura.

Il programma culturale “costruire, abitare, pensare”, giunto alla sua 10° edizione, arricchisce con incontri e conferenze d’importante spessore la manifestazione fieristica, ospitando – presso la Galleria dell’Architettura – protagonisti di rilievo internazionale dell’architettura e del design.

Nata a Rio de Janeiro nel 1976, Carla Juaçaba ha iniziato la sua attività in modo indipendente nel 2000 e si è aggiudicata la prima edizione del premio internazionale ArcVision Women and Architecture nel 2013.
Il suo studio attualmente è impegnato in progetti pubblici e privati relativi a programmi abitativi e culturali. Con un interesse specifico per la poetica della tettonica e il suo potenziale espressivo, Carla Juaçaba ha sviluppato un’attenzione particolare per il luogo dal punto di vista della continuità culturale e della percezione fenomenologica. Ha collaborato con l’architetto Gisela Magalhaesper per un progetto sulle arti indigene e i musei storici brasiliani, con l’architetto Mario Fraga al progetto “Casa Atelier”, con la regista Bia Lessa per il celebre “Pavilion Humanidade” 2012 in occasione di Rio+20.

Assieme ad altri nove architetti internazionali, tra i quali Norman Foster ed Eduardo Souto de Moura, Carla Juaçaba è una delle protagoniste di “Vatican Chapels”, il padiglione curato da Francesco Dal Co sull’Isola di San Giorgio Maggiore per conto del Pontificio Consiglio della Cultura, in occasione della prima partecipazione della Santa Sede alla Biennale di Architettura di Venezia. 10 diverse cappelle, progettate da altrettanti architetti, ispirate alla “Skogskapellet”, la “cappella nel bosco” costruita da Gunnar Asplund nel 1920 nel Cimitero di Stoccolma.

Sempre a Venezia, il suo lavoro può essere ammirato anche nell’ambito della Mostra, curata quest’anno da Grafton Architects, grazie all’installazione “Ballast” (zavorra, in inglese), ovvero dei totem in cemento che costituiscono piacevoli luoghi di relax, richiamando al contempo l’idea del peso e della massa del materiale.