“Lo sport è una palestra di vita, scrigno di valori educativi di spessore: tutti devono fare un passaggio culturale per superare alcuni atteggiamenti sbagliati, ovvero tutto deve nascere dal rispetto per il prossimo; il primo pensiero non è incitare la propria squadra, ma offendere avversari e giudici di gara: serve un cambiamento per vedere l’attività sportiva sotto una luce diversa”. Così mister Di Francesco   ieri sera presente ad una tavola rotonda organizzata dal Circolo culturale cittadino Toniolo; il tecnico neroverde, precisa:”Anche per chi ha raggiunto risultati di rilievo nello sport non deve venir meno l’idea di sana competizione: non è vero che il fine giustifichi i mezzi, questo non ci sta, perché non ci possono essere interessi in grado di andare contro le buone maniere. Dai campetti di periferia -prosegue-  deve cominciare una sorta di rivoluzione: il codice etico deve coinvolgere i genitori prima ancora che gli educatori ed i bambini perché i familiari sono alla base di tutto e in questo cammino di crescita educativa la famiglia ha la sua importanza”. Lo sport come attività legata al mondo  parrocchiale, su questo padre Sebastiano Bernardini  anima per svariati decenni del ricreatorio San Francesco:”Importante il dialogo ed il confronto tra realtà agonistica e quella spirituale per non sacrificare tempo da dedicare allo spirito – aggiunge- si possono conciliare gli impegni sportivi e quelli liturgici, si possono trovare i tempi ed i modi per inserire nella vita di un giovane entrambi gli aspetti “. C’è un episodio ricordato dal frate davvero significativo:”Se dovessi scegliere tra il campo sportivo ed una Chiesa opterei senza dubbio per il primo -chiarisce- fui richiamato dal vescovo per queste mie affermazioni ma convinto delle mie parole dissi che il pallone è un mezzo per arrivare a Dio e per avvicinare i giovani alla Chiesa: in un campo di calcio si può pregare mentre nella Chiesa non posso far giocare a calcio. Il calcio è un dono di Dio, un campetto è utile e necessario per cementificare lo spirito comunitario; lo sport è condivisione ed accoglienza”.  Anche per l’allenatore pescarese si possono curare interessi sportivi e impegni scolastici:”Ritengo si possano conciliare le due cose: noi genitori dobbiamo accompagnare i figli nelle loro passioni e in questo le istituzioni devono dare l’opportunità di permettere di coltivare entrambi gli interessi. In Germania -conclude- viene data l’opportunità ai due ambiti di interagire; perché dire o lo studio o il calcio non è giusto, penso si possano portare avanti ambedue con una buona capacità di dialogo tra diverse realtà: lo sport non sviluppa solo il fisico ma anche la mente…”  CIMG1888