Rimangono stabili le condizioni del cardinale Camillo Ruini, in attesa del bollettino medico che verrà diramato martedì mattina. Consacrato sacerdote nel dicembre 1954, l’illustre concittadino per molti anni ha presieduto la CEI  (1991-2007) e le sue idee legate ad una dottrina rigorosa hanno avuto un certo peso anche in ambito politico. Non si può non ricordare il tentativo dell’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, di chiamarlo in causa per provocare, nell’estate del 1994, la caduta del governo presieduto da Silvio Berlusconi. L’alto prelato rifiutò di schierarsi, mantenendo una certa neutralità; per questo motivo, ma anche per altri, si è attirato l’odio degli “sciacalli da tastiera”. Una marea di offese tra insulti e auguri di morte, dal quasi velenoso “Non sarà la vendetta di Scalfaro?”, passando per “Il Signore si è rotto i coglioni e lo vuole togliere dalle balle degli italiani…” fino a frasi condite da una cattiveria ingiustificabile “Uno de meno, meno male l’erba cattiva il Signore non li vuole…”, “Giunge anche per lui l’ora di rendere conto delle sue nefandezze. Che la terra (non) gli sia lieve”, “Ha 100 anni ed ha vissuto come un pascià sulle spalle di poveri creduglioni”; “Dai che ce la fai…a liberare il posto”, “Speriamo che sia un’epidemia che attacca tutti questi esseri così si farà una pulizia totale”. Parole piene di rabbia, la maleducazione intrisa di una  perfida invidia non ha diritto di essere esternata così; i concetti, giusti o sbagliati che siano, non possono presentarsi in questo modo, senza umanità. Altro che politicamente scorretto, calpestata ogni forma di rispetto