Non si placano le polemiche della tifoseria neroverde per lo “sgarro” messo in atto dalla società Sassuolo Calcio durante il lunch match di domenica al Mapei: i sostenitori della gradinata sud, quella riservata ai supporter di Berardi e compagni, contestano il fatto di essere stati “sfrattati” in altri settori dello stadio per permettere ai tifosi partenopei di sistemarsi nei posti loro destinati. Tutto questo ha generato malcontento, da qui la protesta pacifica dei sostenitori del Sassuolo che indignati si sono sentiti stranieri in casa propria; non si può pensare al discorso che il settore distinti possa risultare più comodo, la questione non sta in questi termini. Sistemare una parte della tifoseria napoletana nel settore riservato ai sostenitori della squadra di casa è una mancanza di rispetto per il tifo neroverde perché una partita di calcio non è solo uno spettacolo da vedere con gli occhi ma anche un appuntamento da vivere sul piano della partecipazione e della socialità. La “curva” è una questione di cuore e di trasporto emotivo: in questo senso, resta difficile capire i motivi che hanno generato questa decisione; è ipotizzabile che essendo esaurito il settore adibito ai supporter ospiti si sia pensato di dirottare una parte della tifoseria napoletana in gradinata sud. Lì c’era posto, ma una domanda sorge spontanea, perché non sistemare altrove i sostenitori partenopei visto che erano presenti zone dello stadio libere? Pensare ad una questione di prezzo, difficilmente un tifoso ospite è propenso a pagare un biglietto come minimo 80 euro, risulta fin troppo facile: era così complicato dire, biglietti esauriti? Si doveva trovare un’altra soluzione, un conto è l’accoglienza cosa ben diversa è la sottomissione: prima Sassuolo poi il resto, forse si riduceva l’invasione ospite ma sicuramente si evitava il malcontento dei sostenitori neroverdi. Casa è sempre casa; in questa circostanza, una società spesso esempio di organizzazione e programmazione ha sbagliato il tiro…













