Rischio idrogeologico, Platis e Giacobazzi (FI): ‘Muzzarelli fa sciacallaggio politico, nodo Modena a rischio anche con piene piccole. Interventi strutturali in ritardo di anni. Si acceleri su quelli anziché fare propaganda”
In merito alle dichiarazioni del sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli sugli effetti dell’ondata di maltempo in provincia di Modena, il Consigliere comunale ed il Consigliere provinciale di Forza Italia Piergiulio Giacobazzi ed Antonio Platis, hanno dichiarato
“Posto che negli anni del suo mandato il territorio modenese ha già registrato due alluvioni, con rotture di argini nel comune di Modena nel 2014 e alle porte di Modena nel 2020, il trionfalismo di Muzzarelli di oggi di fronte al passaggio senza conseguenze di una piena comunque piccola rispetto ai parametri tecnici, equivale a sciacallaggio politico. Il fatto che il territorio, orfano da almeno 30 anni di adeguamenti strutturali del sistema di Secchia, Naviglio e Panaro (se non si considera l’aggiustamento di errori di funzionamento nella cassa di espansione del Panaro), abbia consentito alla piena di transitare è legato al fatto che la piena era piccola. Lo ripetiamo: gli interventi strutturali, a partire dal potenziamento delle casse di espansione del Secchia a piene centenarie, sono al palo, e il PD al governo di comune, provincia e Regione, è stato talmente lungimirante da non avere predisposto per tempo i progetti necessari per accedere ai fondi PNRR. Lavori necessari per compensare il rischio aumentato dopo la devastazione del territorio compiuta anche negli anni della sua vicepresidenza della provincia di Modena. Spacciare la fortuna come successo politico per nascondere la responsabilità di non avere fatto prevenzione per decenni, è al limite dell’inqualificabile”
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FIUMI \ PLATIS (FI): “Ambientalismo fanatico: un disastro annunciato. L’uomo torni centrale.”
Siamo finiti sotto nel 2014 e nel 2020. Oggi è stata la volta degli amici romagnoli con conseguenze spaventose in termini di vite spezzate, persone sfollate e danni immensi.
Per prevenire bisogna innanzitutto capire da dove partire. E lo sguardo deve volgere verso la montagna, abbandonata e bistrattata. Negli anni sui terreni boschivi, incolti e non curati (circa il 70%), si è accumulato un manto che impedisce l’assorbimento delle acque, quelle che poi scivolano giù veloci verso i torrenti.
L’uomo un tempo aveva costruito un sapiente reticolo idraulico di superfice, raccoglieva la legna, dissodava e ripuliva i terreni. Oggi la montagna è abbandonata e spopolata e la Regione di Bonaccini è la prima a tagliare servizi proprio lassù. Un esempio su tutti. Nei nostri appennini non puoi più nascere. La politica di sinistra ha scelto: la sanità è prevalentemente a valle.
L’acqua scende verso la pianura e ci si imbatte nell’incuria. O l’alveo del fiume viene pulito, o togliamo ogni barriera e lasciamo scorrere il fiume, liberamente, come nell’antichità. È una provocazione, certo. Ma l’ambientalismo a senso unico di questa regione deve fare i conti con la realtà.
Bonaccini cosa ha scelto? Le foto con le cime degli alberi che svettano nei fiumi in piena e le dighe di detriti sembrano la risposta.
Gli argini devono essere controllati con frequenza e, se necessario, rinforzati o rifatti. Non solo, l’alveo deve essere privo di qualsiasi ostacolo: alberi, cespugli, canne, orti, panchine, parchi giochi … il fiume deve scorrere il più velocemente possibile verso il mare. Perché meno tempo l’acqua spinge sugli argini – dicono gli esperti – meno probabilità ci sono che si rompano. Il tutto mettendo in conto campagne di abbattimento delle nutrie e di cattura delle istrici. Anche in questo caso, l’uomo deve intervenire per riportare un equilibrio, non come vorrebbero certi consiglieri regionali che hanno prodotto più interrogazioni sulla tutela degli animaletti che sul resto.
Infine c’è il tema delle infrastrutture. In una Regione che di solito dice no a tutto e a priori è difficile costruire qualcosa. Poi figuriamoci ora che il centro-destra è al Governo ragioneranno ancora di più con i paraocchi. È arrivato il PNRR e avevano i cassetti vuoti, nessun progetto per piene importanti. Di 23 casse di espansioni ce ne sono 12 realizzate. Perché?
I cittadini scelgano, la prossima volta, se vogliono mettere al centro l’Uomo o animaletti più o meno simpatici. Una cosa è certa: continuare così, con l’ambientalismo dei “signor del No”, è un atto di masochismo politico.
Antonio Platis, Capogruppo FI in Provincia di Modena













