CIMG1250“La violenza non è mai giustificabile, però per vincere certi meccanismi perversi che seminano terrore e morte bisognerebbe affrontare il problema attraverso un dialogo ed un confronto coinvolgendo diverse sfere della società; condannare sempre e comunque è basilare ma non basta, ci vogliono scelte costruttive per superare questioni così delicate”. Parole che sono un invito ad affrontare il quesito violenza espresse con determinazione e convinzione da Giovanna Ferrari, mamma di Giulia Galiotto vittima di uxoricidio nel febbraio 2009, la quale prosegue:”Bisogna vincere certi vincoli culturali per fare emergere le forme di abuso o costrizione psicologica all’interno di una famiglia, esternare le difficoltà relazionali è un modo per superare le paure e spesso sono vie di fuga in grado di salvare la vita –continua- non si lavano i panni sporchi in famiglia quando l’ambiente quotidiano è luogo in cui si calpesta la dignità di donna ridotta ad un oggetto: la verità in ambito domestico viene nascosta o manipolata, questo è un segnale del passato da combattere, ma peggio ancora è la Giustizia schiava di un maschilismo sintomo di una civiltà arcaica in cui l’emancipazione femminile rimane lettera morta”.C’è un aspetto sul quale la donna punta il dito:”Spesso denunciare diventa per le vittime l’inizio di un percorso difficile;ecco il supporto ed il sostegno delle istituzioni viene a mancare, tutto questo significa che si abbandona il gentil sesso alla legge del più forte ossia a quell’uomo che dice di amare la compagna ma non fa altro che svilirla e svalutarla continuamente fino a compiacersi nel vederla soffrire”. La nostra interlocutrice, precisa:”Quanto accaduto stamattina con la morte del neonato abbandonato è un gesto gravissimo e da condannare, però per un istinto materno che ogni donna ha mi sento di poter ravvisare una forma di violenza indiretta verso il sesso debole:l’insicurezza, la precarietà e il sentirsi inadatta non giustificano un atto da condannare ma possono aiutare a capire che dietro al dramma se ne nascondono altri figli di una violenza psicologica che talvolta porta la madre a sentirsi incapace a ricoprire quel ruolo e profondamente inadeguata a dare un futuro alla propria creatura”. A proposito di centri d’accoglienza e punti d’ascolto per donne in difficoltà, Ferrari riferisce:”Nel libro scritto a quattro mani insieme alla giornalista Rosaria De Simone “Chat in Rosa” la presentazione del testo è affidata alla dottoressa Vittoria Doretti la quale lavora presso un punto di Pronto Soccorso –aggiunge- il medico in questione ha creato nei pressi degli ambulatori di emergenza ospedaliera a Grosseto la “Stanza Rosa”: un locale dove le donne vittime di maltrattamenti ricevono assistenza e tutela in ambito sanitario, sociale e legale –conclude, con una carica mista di dolcezza e forza- la speranza è che si cominci con una sorta di “rivoluzione” educativa a favore delle giovani generazioni in grado di vincere quel muro di silenzio che giorno dopo giorno consuma ed uccide”